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Policlinico di Modena
Emergenza COVID19
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Modelli assistenziali

  • Caregiver

    Termine inglese entrato ormai stabilmente nell’uso comune che letteralmente significa “chi si prende cura” e si riferisce ai familiari e alle altre persone che assistono un malato o un disabile.

  • Casa della salute

    Nuova modalità di organizzazione dei servizi territoriali che assicura in un unico luogo, vicino ai cittadini, le risposte ai bisogni di salute che non richiedono il ricorso all'ospedale. All'interno della Casa della salute sono presenti in genere i servizi di assistenza primaria, quelli specialistici, di sanità pubblica, di salute mentale, i sevizi sociali e del volontariato. L'obiettivo è garantire la facilità di accesso alle cure e la continuità assistenziale grazie al lavoro integrato di diversi professionisti: medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri, ostetriche e assistenti sociali. Ciò facilita, ad esempio, la gestione dei percorsi di cura per le patologie croniche (quali diabete e scompenso cardiaco) e la realizzazione di programmi di prevenzione e promozione di sani stili di vita.

  • Case manager (referente del caso)

    Referente del caso, cioè la figura di riferimento che si fa carico del percorso individuale di cura della persona malata ed è responsabile dell’effettiva continuità di questo percorso. Può essere un professionista sanitario o sociale, individuato in relazione ai bisogni del paziente.

  • Conversation map (mappa di conversazione)

    Strumento didattico interattivo usato dagli operatori sanitari (ad es. infermieri) per coinvolgere gruppi di pazienti (ad es. con diabete, malattie cardiovascolare o obesità). Comprende una serie d’immagini di vita quotidiana e metafore riprodotte su un tabellone da tavolo che servono a facilitare la discussione e lo scambio delle informazioni sul tema di interesse. Scopo principale della conversation map è quello di migliorare la comprensione e l’autogestione della patologia da parte del paziente, oltre che facilitare la relazione tra operatori sanitari, pazienti e familiari.

  • Hospice

    Centro residenziale di cure palliative per il ricovero e l’accoglienza delle persone in fase avanzata di malattia, soprattutto quelle malate di tumore. Nell'hospice si controllano il dolore e gli altri sintomi e si affrontano le complesse problematiche psicologiche, sociali e spirituali che si presentano in questa difficile fase della vita offrendo supporto e sollievo, anche ai familiari.
    In ogni hospice è presente un’équipe esperta composta da professionisti di molteplici discipline (con competenze diverse): medici (esperti in cure palliative e oncologi), infermieri, operatori sociosanitari, psicologi, assistenti sociali. Collaborano ad assistere e ad accudire la persona ammalata anche le associazioni di volontariato. L'hospice fa parte della rete dei servizi ospedalieri e territoriali e la sua équipe collabora con i professionisti socio sanitari dei servizi di assistenza domiciliare integrata (ADI).

  • LEA (Livelli essenziali di assistenza)

    Attività sanitarie e socio sanitarie garantite nello stesso modo su tutto il territorio nazionale. Sono quindi le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale deve fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). Le Regioni possono aggiungere ai LEA, stabiliti a livello ministeriale, altre prestazioni rivolte a cittadini in particolari condizioni (ad esempio nella regione Emilia Romagna è previsto il Programma cure odontoiatriche e protesiche che garantisce le cure in modo gratuito o con una compartecipazione alla spesa in relazione alle condizioni fisiche, sociali e di reddito del richiedente).

  • Medicina d’iniziativa

    Un modello assistenziale considerato più idoneo a gestire le malattie croniche (come il diabete, la pressione alta, ecc.). Queste malattie non si prestano, infatti, ad essere curate con il modello tradizionale della “medicina d’attesa”, secondo il quale il medico aspetta che il paziente si rivolga a lui con un disturbo o una malattia.
    Una buona gestione delle malattie croniche prevede invece che il medico si prenda cura in modo attivo delle persone ("medicina d'iniziativa"). Ciò significa, per esempio, che le invita a fare dei controlli preventivi e propone loro un insieme di interventi personalizzati in base al livello di rischio prima che la malattia si presenti o diventi più grave, per poterla curare nel corso degli anni e rallentarne l’evoluzione.

  • OS.CO. (ospedale di comunità)

    Struttura intermedia tra l’assistenza in ospedale e a domicilio. Accoglie prevalentemente pazienti che non presentano patologie acute, tali da richiedere il ricovero in ospedale in reparti specialistici, ma che hanno bisogno di cure difficilmente gestibili a domicilio. Si tratta di pazienti con malattie croniche, provenienti da una struttura ospedaliera (per acuti o riabilitativa) e di altri pazienti in condizioni di fragilità o con malattie croniche provenienti dal proprio domicilio.
    Nell'Ospedale di Comunità i pazienti sono assistiti da professionisti sanitari con differenti competenze, che collaborano in base a un piano assistenziale concordato con i pazienti stessi e le loro famiglie.
    L’assistenza è erogata in moduli assistenziali di 15-20 posti letto. La responsabilità di ogni modulo è di un responsabile Infermieristico, la responsabilità clinica è affidata a medici di famiglia o ad altro medico. L’assistenza è garantita da infermieri presenti tutti i giorni per 24 ore e da operatori socio-sanitari e altri professionisti quando necessario.

  • P.D.T.A. Percorso diagnostico terapeutico assistenziale

    E' una sequenza coordinata di prestazioni, erogate dall’ospedale e dai servizi del territorio, che prevede la collaborazione dei diversi specialisti e professionisti per garantire la diagnosi e la terapia più adeguate in una particolare situazione patologica. In altre parole, quando una persona inizia ad avere un problema di salute o si ammala ha bisogno di una “strada da seguire”, cioè di un PERCORSO di presa in carico personalizzato. Un PDTA, quindi, prevede una prima fase che ha l’obiettivo di fare una diagnosi, cioè individuare con precisione le cause che hanno portato alla malattia. Per fare ciò, il paziente deve eseguire visite (mediche, specialistiche) ed esami (del sangue, radiologici, ecc.) appropriati e nei tempi giusti. Quando le cause della malattia sono state individuate, il percorso prevede la fase terapeutica (di terapia). Ciò significa che il paziente riceve i trattamenti più efficaci, più sicuri, nei tempi e nei luoghi adatti per curare nel miglior modo possibile la sua malattia.
    Il PDTA è quindi un modo per migliorare e rendere più semplice il percorso che la persona attraversa quando affronta la malattia, che cura gli aspetti relazionali, comunicativi e del comfort e che, in ogni fase, fa attenzione ai bisogni del paziente (inteso come persona unica e irripetibile) e al suo vissuto di malattia.

  • Peer

    Letteralmente significa pari, di pari grado, coetaneo. Spesso la parola peer è associata al termine educator (peer educator) per indicare una persona preparata a svolgere attività di formazione con altre persone sue pari, cioè simili ad esempio per età, condizione lavorativa, status, livello culturale, ecc.

  • PUASS (Punto Unico di Accesso Socio-Sanitario)

    E' la porta d'ingresso alla rete dei servizi socio sanitari. Si rivolge in particolare alle persone con problemi di salute e difficoltà sociali. In tutti i PUASS sono presenti l'infermiere e l'assistente sociale.