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COVID19, la situazione all’AOU di Modena

317 ricoveri negli ospedali modenesi (+18%) rispetto a venerdì scorso. 75 tra terapia intensiva e semi-intensiva (+15%). Continua la “caccia” alle varianti

Da sinistra Lucio Brugioni, Lorenzo Iughetti, Claudio Vagnini
Da sinistra Lucio Brugioni, Lorenzo Iughetti, Claudio Vagnini

Continua l’appuntamento consueto con il bollettino settimanale contenente le principali attività organizzative e sanitarie dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena in riferimento alla gestione dell’emergenza COVID-19. 

Vista la gravità della situazione epidemiologica – ha esordito il dottor Claudio Vagnini, Direttore Generale dell’AOU di Modena – abbiamo pensato di incontrarvi per fare il punto sui dati in modo da aiutare i cittadini a comprendere che le decisioni che abbiamo preso, dalla riduzione delle attività non urgenti al contingentamento degli accessi per i visitatori, sono dolorose ma necessarie. Noi paghiamo purtroppo certi comportamenti sbagliati
delle settimane scorse. Solo tutti insieme potremo uscire da questa situazione. A questo proposito, voglio fare un appello. Rispetto alla prima fase della pandemia, in tutto il Paese abbiamo visto un’ondata di ostilità verso il
personale sanitario, come se la colpa di tutto fosse di coloro che, invece, da un anno sono in prima linea con turni massacranti per strappare quante più persone possibili alla malattia. Vi chiedo di aiutarci, in questo, abbiamo bisogno del vostro sostegno


Situazione ricoveri

A seguito del significativo aumento di nuovi positivi in provincia si è registrato un aumento significativo di pazienti ricoverati che all’11 marzo sono 317 +57 rispetto venerdì scorso, 5 marzo, quando i ricoveri erano stati 260 (+18%). DI questi, 242 sono in degenza ordinaria (+19% rispetto ai 198 di venerdì scorso), di cui 163 al Policlinico e 79 all’Ospedale Civile di Baggiovara. 75, invece, sono i ricoveri tra Terapia Intensiva e Semi
Intensiva (+15% rispetto ai 62 di venerdì scorso), di cui 46 al Policlinico e 29 all’Ospedale Civile. 

Nelle ultime settimane, si è osservata una diminuzione dell’età media dei pazienti ricoverati sia in degenza ordinaria che in terapia intensiva, che è passata dai 74 anni di inizio gennaio a circa
66 anni nel mese di febbraio. 

L’incremento dei ricoveri – spiega il dotto Claudio Vagnini, Direttore generale dell’AOU – ha comportato la
dolorosa ma necessaria riconversione di settori di posti letto di degenza ordinaria per allestire posti letto intensivi utilizzando spazi e personale di sala operatoria.  Questo ci ha costretto a rimodulare nelle attività differibili, sospendendo i ricoveri programmati in area internistica e chirurgica, garantendo la gestione delle
emergenze-urgenz
e”.
L’Azienda ha disposto la sospensione di tutte le attività programmate differibili già dal 3/03. Ad oggi,
quindi, la stima delle sedute chirurgiche sospese sui due ospedali è pari a circa 70, che possono corrispondere a circa 140/150 interventi sospesi. “Con l’attuale programmazione così rimodulata, stiamo lavorando al 58% delle
potenzialità chirurgiche, quando nei mesi scorsi eravamo tornati all’80%. È questa la scelta più dolorosa, lo capiamo e speriamo di riprendere al più presto
– conclude Vagnini ma in questo momento siamo impegnati a mantenere le urgenze e le visite che servono come screening e follow – up dei pazienti non differibili. Se dovesse essere necessario, infine, potremo chiedere aiuto alla Rete regionale, portando alcuni pazienti in altre città””.

Indicazioni per l’ingresso dei visitatori alla struttura ospedaliera

A fronte della recrudescenza epidemica, si ribadiscono i protocolli attivi per l’accesso dei visitatori alle strutture
sanitarie. Gli ingressi sono presidiati da apposito check point, con operatori che provvedono a misurare la
temperatura corporea e a far effettuare l’igiene delle mani
Per quanto riguarda le visite in reparto, nei settori che assistono pazienti SARS-CoV-2 positivi accertati o sospetti non sono ammessi visitatori, salvo casi eccezionali (minori, disabili, fine
vita, condizioni di estrema gravità clinica).  

Nei reparti che ospitano pazienti SARS-CoV-2 negativi l’accesso dei visitatori è limitato ai casi di necessità. È
ammesso l’ingresso di un solo visitatore per paziente, che deve essere preventivamente autorizzato e presentare ad ogni accesso specifico modulo. Per tutta la permanenza occorre prestare attenzione al rigoroso rispetto delle
precauzioni per il contenimento del rischio infettivo (indossare la mascherina chirurgica, praticare l’igiene delle mani e l’igiene respiratoria, osservare il distanziamento sociale). 

Indicazioni per la prevenzione e il controllo del rischio infettivo rivolte ai pazienti

Per quanto riguarda i programmi di screening dei degenti, tutti i pazienti prima di essere ricoverati vengono
sottoposti a tampone, e solo successivamente inviati in reparto.

Inoltre, è previsto poi un protocollo di screening periodico mediante tampone nasofaringeo che prevede:
-           Tampone prima del ricovero in reparto
-           Tampone a 48 h dal ricovero
-           Tampone in 5° giornata di ricovero
-           Tampone in 8° giornata di ricovero e successivamente, in caso di ricoveri
prolungati,
-           Tampone ogni 7 giorni
-           Tampone in dimissione (se trascorsi più di 2 giorni dal precedente)

 Varianti circolanti sul territorio provinciale
Ad oggi, in base alle indicazioni regionali sullo screening con test REAL TIME PCR per la ricerca di varianti su pazienti positivi a SARS-CoV-2 ricoverati in terapia intensiva sono stati valutati 26 tamponi positivi tra i pazienti ricoverati nelle terapie intensive del Policlinico, Baggiovara e Ospedale di Carpi. Tra questi, 20 tamponi hanno
presentato mutazioni del virus compatibili con variante inglese, 3 compatibili con variante brasiliana e 3 senza mutazioni ascrivibili alle suddette varianti.
 
Prosegue il programma di monitoraggio a livello
regionale – di cui abbiamo già avuto modo di parlare – per verificare la diffusione di varianti virali. Nel mese di febbraio sono stati sequenziati 34 campioni di SARS-CoV-2 isolati in tamponi eseguiti su pazienti della provincia,
scelti in maniera casuale sulla popolazione provinciale, non ricoverati. Di questi, 22 (corrispondenti al 65% del totale) sono risultati corrispondenti alla variante inglese, 1 alla variante brasiliana, 1 alla variante nigeriana. Solo
10 (corrispondenti al 29% del totale) non sono risultati attribuibili alle nuove varianti del virus. A questi ha fatto seguito l’indagine sul genoma di altri 7 tamponi, di cui 2 sono risultati variante inglese e 1 non variante, 4 brasiliane.

Il sistema sta reggendo – ha aggiunto il dottor Lucio Brugioni, Direttore della Medicina interna e Area Critica del Policlinico – grazie al grande lavoro di tutti. Dal punto di vista delle terapie, oggi abbiamo una maggiore consapevolezza di cosa fare e cosa non fare, anche se il virus ha comportamenti complessi. È stato ottimizzato
l’uso dell’Ossigeno, di grande efficacia è, ad esempio in particolare nei pazienti ospedalizzati, l’utilizzo del cortisone, nel modo giusto con dosaggi adeguati. Fondamentale è l’utilizzo degli anticoagulanti per prevenire complicazioni severissime, a volte tardive, come ad esempio embolie polmonari, infarti di vari organi compreso il cuore. Infine, abbiamo l’evidenza che il Tocilizumab, un anticorpo creato e selezionato per l’artrite reumatoide,
è in grado di agire sulla cosiddetta “tempesta immunitaria” che contribuisce, insieme ad altri elementi, allo sviluppo della malattia polmonare grave Covid-19 dovuta al virus SARS-2. Il Tocilizumad serve per le polmoniti severe e non per le forme lievi e non va inoculato precocemente come dimostrano i vari studi che sono stati pubblicati in riviste scientifiche di grande rilievo come, ad esempio, lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Rheumatology. Se somministrate al momento giusto queste terapie possono contribuire a evitare il
trasferimento in rianimazione e questo è un grande risultato. Infine, ci sono gli anticorpi monoclonali, recentemente approvati da AIFA che debbono essere somministrati all’inizio. Stiamo ancora studiando, però, come ottenere da loro la massima efficaci
a” 

“In effetti – aggiunge il prof. Lorenzo Iughetti, Direttore del Dipartimento Materno Infantile – stiamo vedendo un numero di bambini superiore a quello delle prime fasi della pandemia. Parliamo di 2-3 ricoveri alla settimana, con sintomatologia respiratoria, di solito non tropo grave e complicanze gastro-intestinali. Questo aumento di casi non gravi è confermato anche dai colleghi pediatri del territorio che stanno facendo un lavoro di filtro encomiabile. E’ possibile che le varianti, alcune delle quali si sono dimostrate più contagiose, abbiano influito sulla diffusione anche tra i più giovani anche se mancano ancora evidenze scientifiche solide in questo senso. È utile a mio avviso un’ultima precisazione. Come tutti i farmaci, anche i vaccini vengono sperimentati prima sull’adulto, poi per poter essere somministrati ai minori devono fare un nuovo iter di sperimentazione in quanto i dosaggi e gli effetti sono diversi. Al momento questa sperimentazione è cominciata negli Stati Uniti, credo che presto comincerà anche in Europa, non appena avremo un numero di dati sufficienti”

 
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