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Trattamento radioterapico, la formazione viene rivolta al paziente oncologico

Lo studio sperimentale FADONCOR è partito due mesi fa all’Azienda Ospedaliero–Universitaria di Modena e prevede di arruolare 30 persone

Un frammento del video
Un frammento del video

Formare a distanza i pazienti che dovranno sottoporsi a sedute di radioterapia attraverso brevi “pillole” online realizzate da medici, fisici medici, tecnici sanitari di Radiologia medica, infermieri e operatori socio-sanitari. E’ il progetto nato dalla sinergia tra il Servizio di Formazione, Ricerca e Innovazione, la Struttura complessa di Radioterapia, guidata dal professor Frank Lohr, e il Servizio di Fisica Medica, diretto dal dottor Gabriele Guidi, dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, partito due mesi fa come studio sperimentale unico nel suo genere. Rivolto al paziente oncologico e al suo familiare più stretto nell’intervallo di tempo tra la prima visita con il medico radioterapista e l’inizio della terapia radiante, il corso viene erogato attraverso una piattaforma online, creata in collaborazione con il Centro Interateneo “Edunova” di cui l’Università di Modena e Reggio è parte.

“Attualmente questo tipo di formazione non trova paragoni sul suolo nazionale”, commenta il Direttore Generale dell’AOU, dottor Claudio Vagnini. “L’innovazione consiste proprio nel fatto che le “pillole” sono pensate e destinate direttamente ai pazienti oncologici in procinto di ricevere la terapia. Essi verranno “preparati” sui concetti di base, sulla tipologia di ambienti e sui macchinari che li accoglieranno, sui professionisti che li guideranno, così come su tutti gli aspetti che costituiscono il complesso ingranaggio di un percorso radioterapico”.

 
Leonardo Canulli
Leonardo Canulli

Nei diversi video, ad illustrare le tipologie di trattamento, la tipologia e la sicurezza delle radiazioni utilizzate, i sistemi di immobilizzazione, i possibili effetti collaterali e persino l’architettura delle sale di trattamento sono alcuni degli stessi professionisti che il paziente incontrerà quando inizierà la terapia. Secondo l’ideatore del progetto, il dottor Leonardo Canulli, tecnico di radiologia medica dedicato al tutoraggio e alla docenza del Corso di Studi in Tecniche di Radiologia Medica dell’Università di Modena e Reggio, “un percorso formativo a distanza come questo, seppur non adatto a tutte le tipologie di paziente, comporta diversi vantaggi. Anzitutto, il paziente ed il suo familiare avranno la garanzia di ricevere conoscenze “certe” da fonti fidate e affidabili. Secondo, il trattamento ne beneficerà in qualità, visto che conoscere in anteprima professionisti, ambienti, dispositivi e macchinari consolida l’idea di quanto personalizzata, sicura e curata possa essere ogni seduta. Dal punto di vista del paziente, poi, questi diventa più consapevole e dunque meno ansioso e più collaborante a vantaggio anche della migliore riuscita del suo trattamento. Dal punto di vista dei professionisti e della struttura, a trarne beneficio sarà l’intero team in termini di qualità ed efficienza. Non ultimo, la formazione a distanza permette di seguire i video attraverso qualsiasi dispositivo multimediale, anche dalla propria abitazione ovvero in “una comfort zone” esente da condizionamenti negativi emotivi o fisici di qualsiasi natura”.

 
Un frammento del video
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Nel 2017 nella Radioterapia di Modena sono stati trattati tra i 1.700 e i 1.800 pazienti. Essendo FADONCOR uno studio di fattibilità, l’indicazione è di arruolare un minimo di 30 pazienti.
“I primi risultati che abbiamo raccolto sono incoraggianti”, sottolinea la dottoressa Paola Vandelli, Direttore del Servizio Formazione, Ricerca e Innovazione dell’AOU. “I commenti dei primi arruolati si sono rivelati infatti davvero entusiasti. Questo tipo di formazione potrebbe essere l’inizio di una nuova prospettiva in cui, al consueto e fondamentale momento di comunicazione tra operatore e utenza, si affianca una formazione “mirata”, utile ad alleggerire il carico emotivo dei pazienti legato ad aspetti complessi della medicina che non sempre riescono ad essere recepiti nell’immediato. E’ infatti provato come la buona resa dell’intero piano di trattamento derivi da una corretta conoscenza da parte del paziente, da un’informazione in grado di sfatare efficacemente miti e leggende che aleggiano su un tema complesso e ancora poco conosciuto da parte di un’ampia fetta di popolazione”.

 
Un frammento del video
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