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Lavori di pubblica utilità in sanità, si può: a Modena li hanno scelti 280 persone in 5 anni

AOU, AUSL e Tribunale ampliano la loro collaborazione: da un anno possibili anche i percorsi di “messa alla prova”

Stretta di mano

Sono state circa 280 le persone che dal 2021 al 2025 sono state accolte dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria e dall’Azienda USL di Modena per lo svolgimento di percorsi di lavoro di pubblica utilità e di messa alla prova. Un dato che racconta come le due aziende sanitarie rappresentino una delle possibilità concrete, sul territorio modenese, per chi è chiamato a trasformare un obbligo previsto dalla legge in un’esperienza di responsabilità e restituzione alla collettività.
Da tempo AOU e AUSL collaborano con il Tribunale di Modena per l’attivazione di percorsi di inserimento rivolti a persone coinvolte in procedimenti penali. Accanto alla storica convenzione per i Lavori di Pubblica Utilità, a fine 2024, anche AOU ha sottoscritto un secondo protocollo dedicato alla cosiddetta “messa alla prova”, istituto che consente la sospensione del procedimento penale a fronte di un impegno concreto a favore del bene comune.
In questo quadro, l’ospedale e la sanità territoriale si configurano non solo come luoghi di cura, ma anche come contesto in cui sperimentare percorsi di cittadinanza attiva. Dal 2021 al 2025, le oltre 40 persone inserite in AOU hanno donato alla comunità un monte ore complessivo che si avvicina alle 4.500 ore, con un incremento significativo nel solo 2025, che ha già raggiunto circa 2.500 ore di attività. Le attività svolte si sono distribuite in diversi ambiti dell’organizzazione aziendale: dalla gestione della biblioteca interna al trasporto di materiali, dall’accoglienza di persone con disabilità o fragilità al supporto ai servizi amministrativi. Ogni incarico è stato pensato come parte di un percorso di responsabilizzazione e reinserimento sociale, capace di coniugare utilità concreta e valore relazionale.
Per quanto riguarda l’Azienda USL, i dati relativi ai percorsi di lavoro di pubblica utilità e di messa alla prova riferiti al quinquennio 2021-2025 parlano di 238 soggetti per un monte ore complessivo di 54.767. Nel dettaglio, negli anni 2021-2024 sono stati 225 i soggetti coinvolti dall’AUSL per un monte ore complessivo di 52.897. Lo scorso anno, 13 persone per un monte ore complessivo di 1870.
«In questi percorsi non vediamo solo “esecutori di una pena”, ma persone che riscoprono il proprio valore», evidenzia la dottoressa Cinzia Zanoli, Responsabile “Sostenibilità, Inclusione e Accessibilità” delle Aziende Sanitarie Modenesi.
Il modello adottato si fonda su una presa in carico attenta e personalizzata, resa possibile dal lavoro della dottoressa Cinzia Zanoli, che in sinergia con le colleghe dottoresse Valentina Leone, Daniela Malvasi e Rossana Olivieri. Hanno, insieme strutturato un sistema di accoglienza e accompagnamento che consente un inserimento graduale e significativo nei servizi aziendali, trasformando l’obbligo di legge in un’opportunità di crescita personale.
«Queste esperienze dimostrano che la giustizia riparativa, se inserita in un contesto di cura, può generare un valore sociale immenso - prosegue la dottoressa Cinzia Zanoli - trasformare un debito con lo Stato in un dono per chi soffre è una delle forme più autentiche di riabilitazione».
«Le esperienze raccolte – evidenziano i Direttori Generali dell’AOU di Modena, Luca Baldino, e dell’AUSL Mattia Altini – testimoniano come, in numerosi casi, al termine del periodo previsto, molte persone abbiano scelto di proseguire il proprio impegno come volontari. Questo rappresenta un chiaro segnale di senso di appartenenza e della qualità delle relazioni costruite quotidianamente nei nostri contesti di lavoro. La sanità modenese ha da sempre accolto con attenzione coloro che, pur non avendo completato percorsi simili presso altri enti, hanno trovato nelle nostre strutture un ambiente capace di ascoltare, includere e sostenere, consentendo loro di portare a termine l’impegno con soddisfazione e continuità».
Particolarmente significative sono le storie di chi ha conosciuto l’ospedale in qualità di paziente, affrontando percorsi di cura complessi e prolungati, e ha successivamente espresso il desiderio di dedicare il proprio lavoro di pubblica utilità all’interno delle strutture sanitarie. Queste esperienze incarnano il valore della restituzione e del riconoscimento concreto, elementi che costituiscono la base di una cultura di accoglienza e umanità.
Il presidente del Tribunale di Modena Alberto Rizzo sottolinea che «Il protocollo dedicato alla cosiddetta "messa alla prova" ci rende particolarmente orgogliosi e rappresenta uno strumento educativo di reinserimento sociale significativo verso chi, all’interno dell’ambito di un procedimento penale, può concretamente operare a favore del bene comune. I percorsi di inserimento hanno per noi una doppia valenza, sia come strumento di riabilitazione pubblica, sia come testimonianza che da una fragilità e da un errore si possano innescare opportunità e dinamiche virtuose, a beneficio dell’individuo e di tutta la comunità. Sono ad esempio in programma iniziative di testimonianza delle persone in MAP nelle scuole, per portarvi un racconto che sia seme di giustizia e legalità».

 
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