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Corioretinopatia sierosa centrale: l’Oculistica del Policlinico di Modena tra i pochi centri in Italia a fornire la terapia fotodinamica

Il centro ha iniziato a fornire questa terapia a gennaio 2026 e prevede di effettuare circa 200 procedure nel corso dell'anno

Il Professor Giuseppe Querques
Il Professor Giuseppe Querques

La Struttura Complessa di Malattie Oftalmologiche del Policlinico di Modena, di cui è Direttore protempore il prof. Giuseppe Querques, docente UNIMORE è, da alcuni mesi tra i pochi centri specializzati in Italia (meno di 20) a fornire la terapia fotodinamica che ad oggi è l’unico trattamento efficace per la corioretinopatia sierosa centrale, una maculopatia oculare caratterizzata dal distacco della retina neurosensoriale in corrispondenza della macula, ovvero la zona centrale deputata alla visione distinta.
Questa patologia colpisce circa 30 persone su 100000 in Italia prevalentemente uomini tra i 25 e i 50 anni (circa l'85-90% dei casi), con un'incidenza 6 volte superiore rispetto alle donne. Quando colpisce le donne, spesso avviene in età superiore ai 50 anni. Il centro modenese ha iniziato a fornire questa terapia a gennaio 2026 e prevede di effettuare circa 200 procedure nel corso del 2026. Per accedere al trattamento è necessaria l’indicazione dello specialista e la rivalutazione degli oculisti ospedalieri, secondo il percorso già avviato per le maculopatie. Tutto il percorso terapeutico è rimborsabile tramite sistema sanitario nazionale.
Tra i principali fattori di rischio vi è lo stress - spiega il prof. Giuseppe QuerquesIn condizioni di stress intenso e prolungato, l’aumento di adrenalina e noradrenalina sembra favorire una maggiore permeabilità dei vasi coroideali e indebolire le giunzioni tra le cellule dell’epitelio pigmentato retinico. Quando questa barriera perde la sua efficacia, il fluido può filtrare dalla coroide allo spazio sottoretinico, determinando l’accumulo di liquido sotto la macula. La presenza di fluido provoca il distacco dei fotorecettori e comporta un calo della funzione visiva proporzionale alla quantità di liquido presente. Se la situazione persiste nel tempo, la separazione prolungata dei fotorecettori dall’epitelio pigmentato retinico può comprometterne la sopravvivenza, portando ad atrofia e morte cellulare e causando un danno permanente della visione centrale.
La popolazione a rischio per la corioretinopatia sierosa centrale - aggiunge il dottor Lorenzo Vespi, Oculista del Policlinico di Modena - è costituita soprattutto da individui iperattivi, ansiosi, competitivi, sottoposti a stress intenso. Tra i fattori di rischio c’è l’uso dei Corticosteroidi sia sistemico, sia topico, inalatorio, e infiltrativo. Altri fattori possono essere gravidanza, ipertensione, sindrome di Cushing, apnee notturne. Di solito colpisce un occhio, ma può essere bilaterale, può cronicizzarsi. Purtroppo non è possibile prevedere l’insorgenza della corioretinopatia sierosa centrale, così come non è facile poter attuare dei comportamenti preventivi”. 

 
Il Professor Giuseppe Querques
Il Professor Giuseppe Querques

Attualmente, il trattamento più efficacie sia nelle forme acute sia in quelle croniche è la terapia fotodinamica (PDT) half dose o half fluence con verteporfina. Questa metodica consente di rafforzare le giunzioni tra le cellule dell’epitelio pigmentato retinico e di ripristinare l’integrità anatomica della retina. “La procedura – spiega la dottoressa Martina Fantuzzi, Oculista del Policlinico di Modena e coordinatrice dell’ambulatorio PDT - prevede la somministrazione endovenosa di verteporfina tramite un’infusione della durata di circa 15 minuti. Una volta che il farmaco si è concentrato nelle aree retiniche con alterata permeabilità, tali zone vengono trattate con un laser rosso non termico, che attiva la molecola inducendo un processo di riparazione a livello dei vasi e dei tessuti coinvolti.” Nella maggior parte dei pazienti, la PDT favorisce il riassorbimento dell’edema e il riaccollamento della retina neurosensoriale all’epitelio pigmentato retinico, con miglioramenti osservabili già dopo 3–4 settimane dal trattamento. Sebbene il meccanismo d’azione della verteporfina non sia ancora del tutto chiarito, il suo utilizzo permette di ristabilire la continuità strutturale del tessuto e di sigillare le alterazioni che consentono il passaggio anomalo di liquidi. “Questo trattamento - conclude il prof. Querques - deve essere eseguito solo in centri altamente specializzati come il Policlinico di Modena, dotati della strumentazione necessaria. Inoltre, l’efficacia del trattamento dipende dalla corretta impostazione di parametri fondamentali quali l’intensità del laser, la diluizione della verteporfina, la dimensione dello spot e l’accurata individuazione dell’area retinica da trattare e può essere effettuata solo da personale medico altamente specializzato in materia”.

 
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