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5 mesi di integrazione degli ospedali modenesi

Ne parliamo con Luca Sircana, Direttore sanitario
 
Luca Sircana
Luca Sircana

Dal 1 gennaio 2017, è iniziata la gestione unica dei due ospedali modenesi. Per quanto riguarda l'area sanitaria, ciò comporta l'integrazione clinica ,il ripensamento dell'organizzazione interna, il potenziamento tecnologico. In pratica cosa cambia per il personale medico e sanitario nel breve periodo?
Questa riorganizzazione , che parte dalla sperimentazione gestionale sui due ospedali di Modena va a coinvolgere l’intera rete sanitaria territoriale. I principi guida su cui si basa la revisione in corso sono diversi: fra i principali ricordiamo il passaggio da un clima di competitività a uno basato sulle sinergie di intenti e il fondamentale superamento della cultura dell’appartenenza al singolo ospedale o alla singola struttura verso una visione di appartenenza a reti di funzioni provinciali. Da questa impostazione derivano gli strumenti organizzativi che vengono e verranno utilizzati, ovvero nuove dinamiche di rete, la costruzione di percorsi diagnostico – terapeutici anche a respiro provinciale e la messa in comune di risorse materiali (tecnologie, posti letto, etc.) non più assegnate in modo specifico ad una struttura ma messe al servizio di tutta la rete, a disposizione in modo flessibile di chi ne ha bisogno.

Può spiegarci meglio il concetto di messa in rete?
La messa in rete parte dal superamento della logica del lavoro confinato nel singolo reparto per passare ad una connessione di tutte le strutture e i professionisti che trattano una determinata tipologia di casistica, che si muovono in base alle esigenze del paziente. Questo presupposto crea le condizioni perché si possa garantire a tutti i cittadini un approccio e un percorso di cura omogeneo, indipendentemente dal punto di accesso alla rete assistenziale. In aggiunta in quest’ottica ogni sede potrà erogare prestazioni che avranno una potenzialità di risposta alla domanda di cura pari a quella della rete intera. A prescindere dal punto in cui il paziente si rivolgerà, troverà comunque una presa in carico completa, che gli permetterà di avere a disposizione tutte le risorse presenti nel territorio e all’interno della quale verrà accompagnato dai professionisti nel percorso di cura, senza dover cercare in autonomia la soluzione migliore.

Sembra davvero una sfida interessante. Proviamo adesso a concentrarci sul Policlinico e sull’Ospedale Civile. Che novità ci sono? Quali sono i primi interventi che avete messo in cantiere e cosa pensate di portare a termine entro il 2017?
Il 1 gennaio scorso è stata una data importante, per certi versi storica, perché ha visto concretizzarsi un’integrazione voluta fortemente dal mondo sanitario ma anche da quello politico. Il solo inizio di tale sperimentazione si può considerare come un importante traguardo per il panorama della politica sanitaria provinciale. È cominciato un cammino che ha come presupposto fondamentale la maturità culturale dei nostri professionisti, dimostrata già in occasione dei primi incontri fra la Direzione e il personale e poi ribadita dalle numerose proposte di progetti di sviluppo e di integrazione presentati dai clinici dei due ospedali in questi primi mesi. Una tensione propositiva e un’espressione di volontà di partecipazione che la Direzione ha davvero apprezzato: è intenzione condivisa infatti fare tesoro di questi spunti, con l’intento di inserirle nella cornice tracciata dal piano strategico e organizzativo presentato a fine 2016. In questo documento programmatico venivano tracciate le linee di indirizzo della riorganizzazione, che a partire dalla definizione delle caratterizzazioni dei due ospedali (riportate nell’immagine sottostante) andavano a prevedere le strategie per l’integrazione e lo sviluppo delle strutture comprese nelle due macro-aree medica e chirurgica. La riorganizzazione dell’Area Chirurgica e Medica si basa sull’individuazione di vocazioni specifiche e di linee di sviluppo che hanno l’obiettivo di fornire una risposta orientata ai bisogni dei pazienti. Questo percorso sarà portato avanti in modo simmetrico nei due poli ospedalieri, anche se con tempistiche differite per specificità legate alla diversa logistica. È importante, infine, sottolineare come tutte le revisioni organizzative e le progettazioni vedranno il coinvolgimento anche nella fase di strutturazione e impostazione dei professionisti.

 
Caratterizzazione strutture

Può riassumerci in due parole la filosofia del piano strategico?
Tutto parte dalle necessità dei pazienti: occorre strutturare l’organizzazione per dare risposte puntuali e modulate in base alle diverse tipologie dei bisogni di salute manifestati. Certo è che non si può realizzare niente di ciò senza il coinvolgimento e il fondamentale contributo del personale. È necessario che i professionisti facciano loro il concetto del “Fare squadra” e che vivano il cambiamento come un’opportunità di crescita. La visione del lavoro strutturata per team che si muovono ponendo al centro il paziente creerà, tra l’altro, occasioni maggiori di confronto culturale con altri specialisti della disciplina, che trascendano anche i limiti di reparto e di azienda. Oggi abbiamo la possibilità di rendere strutturate le connessioni, a volte anche già esistenti, in ambito professionale, con ricadute di certo positive in termini di sviluppo professionale condiviso e di conseguenza di qualità delle prestazioni fornite.Tutto sarà costruito e si muoverà intorno al paziente, con le equipe che si sposteranno in base alle esigenze del cittadino nell’ottica di rete provinciale di cui ho parlato prima. Questo tipo di organizzazione per i professionisti è sfidante, perché consente di travalicare i confini canonici della propria realtà scientifica e professionale, ampliandoli e costruendo nuove connessioni e contaminazioni culturali.

Non sembra un percorso semplice
Non lo è, infatti. Ai professionisti chiediamo la capacità di mettersi in gioco per portare a termine questo passaggio culturale e superare il senso di appartenenza a un ospedale o addirittura a un reparto e trasformarlo in una visione di sistema. Occorre, quindi, essere propositivi e farsi coinvolgere, per cogliere le opportunità di crescita descritte e, soprattutto, per il bene dei pazienti che, vogliamo ricordarlo sempre, rimangono il punto di riferimento dell’attività sanitaria.

A proposito di pazienti, cosa cambierà per loro nei prossimi anni?
Il nostro obiettivo è che i pazienti percepiscano il miglioramento nella presa in carico del loro problema senza rendersi conto dei profondi mutamenti organizzativi che stanno dietro al cambiamento. Vogliamo che i cittadini si rendano conto di un una maggiore continuità della presa in carico del loro problema lungo il loro percorso di cura e del costante miglioramento della qualità del sistema, senza avvertire la complessa impalcatura sottostante alla rete assistenziale. Volendo fare un paragone si può immaginare di possedere un’auto di una certa cilindrata e trovarsi di colpo a guidare un’auto più potente, senza però la cognizione di ogni sforzo che il meccanico ha messo in atto per potenziare il motore. Non è un obiettivo semplice, ma è fondamentale perseguirlo.

Con l’integrazione, è cominciato un nuovo percorso che ridisegnerà l'architettura della Sanità modenese per il futuro. Quali scenari possiamo immaginare per questo triennio?
Avere un’Azienda capace di interpretare i cambiamenti dei bisogni e delle richieste in modo rapido e aderente alle necessità, un’Azienda flessibile in cui l’organizzazione verticale (Unità Operative, Dipartimenti) risulti fortemente integrata con le funzioni trasversali (Team e percorsi diagnostico-terapeutici). Un’Azienda in cui i professionisti abbiano un forte spirito di appartenenza al sistema e non solo alla propria equipe. Un’Azienda in cui il confronto e l’integrazione costanti diventino la chiave di lettura dell’agire quotidiano e della programmazione per il futuro, a superamento di competitività e auto-referenzialità. Un’Azienda che sia in grado di valorizzare le potenzialità del proprio corpo professionale, nelle attività di assistenza ma anche di ricerca e di collaborazione alla didattica. Un’Azienda infine che sia anche fortemente radicata nel territorio, come nodo importante della rete provinciale ospedaliera e dei servizi, che grazie ai Team che si muovono lungo le direttrici della rete sia in grado di offrire le prestazioni che preferibilmente possono essere erogate in prossimità delle residenze dei pazienti.