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Una nuova speranza: il trapianto di fegato da donatore a cuore fermo

Consentirà di aumentare il numero dei potenziali donatori
Fabrizio Di Benedetto
Fabrizio Di Benedetto

C’è una nuova speranza per chi attende un trapianto. Si tratta della donazione da parte di un soggetto a cuore non battente, deceduto quindi non per morte cerebrale ma per arresto cardiaco. Si tratta di una procedura complessa che in Italia è ancora poco diffusa. Sono circa 20, infatti, i prelievi da questo tipo di donatore svolti nel nostro paese. Lo scorso agosto, anche Modena ha visto concretizzarsi questa speranza col primo fegato trapianto con questa metodica al Policlinico. Il paziente, un uomo di 56 anni affetto da un tumore primitivo del fegato, sta bene ed è stato dimesso. L’intervento, eseguito presso il Centro Trapianti di Fegato del Policlinico, ha coinvolto due equipe chirurgiche, rispettivamente una per il prelievo dell’organo e l’altra per il trapianto, insieme agli anestesisti ed ai componenti dello staff infermieristico.

Abbiamo fatto alcune domande al prof. Fabrizio Di Benedetto, Responsabile della Chirurgia dei Trapianti di Modena che dal 2000 ha effettuato 790 trapianti di fegato.

 

Prof. Di Benedetto, perché questo intervento è innovativo?
Sino ad oggi il prelievo di organi veniva effettuato da un paziente che aveva subito un danno cerebrale devastante e irreversibile, la cosiddetta morte cerebrale. In questa condizione il cuore può continuare a battere e irrorare col sangue gli organi potenzialmente utilizzabili per il trapianto, grazie alla respirazione artificiale e alle altre tecniche rianimatorie. Al contrario, quando il cuore si ferma, per un arresto cardiaco, gli organi non vengono nutriti e quindi non possono essere utilizzati per il trapianto. Oggi disponiamo, invece, di apparecchiature che permettono di “nutrire” il fegato, i reni e i polmoni per poterli quindi utilizzare per il trapianto.
Si tratta, quindi, soprattutto di una differenza organizzativa
Dal punto di vista chirurgico l’intervento è del tutto simile a quello che effettuiamo quando preleviamo e trapiantiamo un organo da un paziente in morte cerebrale. Come riportano le indicazioni del Centro Nazionale Trapianti infatti, indipendentemente che la si accerti con criteri neurologici o cardiaci, la morte è unica e coincide con la totale e irreversibile cessazione di tutte le funzioni cerebrali. La legge italiana prevede che per determinare la morte con criteri cardiologici occorre osservare un’assenza completa di battito cardiaco e di circolo per almeno 20 minuti perché tale condizione determina con certezza una necrosi encefalica, con la perdita irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo stesso. Le tempistiche, quindi, sono molto più veloci rispetto alla morte cerebrale e questo necessita di una organizzazione ancora più serrata: chirurghi, anestesisti, rianimatori, personale infermieristico, piloti degli arei e autisti dei mezzi di trasporto. Tutti concorrono alla riuscita di un’operazione per la quale pochi minuti possono significare la differenza tra la vita e la morte.
Modena è pronta a questo tipo di prelievo?
Nel caso specifico il prelievo era stato svolto fuori regione, dalla nostra equipe, e poi trapiantato a Modena. Oggi anche nella nostra Azienda, grazie gli sforzi delle Terapie Intensive del Policlinico e dell’Ospedale di Baggiovara, abbiamo creato i presupposti per questo prelievo e siamo pronti a effettuarlo quando avremo un donatore idoneo.
Quali frontiere apre questa metodica per il futuro?
Questa procedura consente di estendere il numero dei potenziali donatori, comprendendo donatori che un tempo non era possibile prendendone in considerazione, contribuendo a ridurre la “cronica” carenza d’organi che determina lunghi periodi di attesa in lista, con conseguente rischio di uscita dalla stessa per la progressione della malattia e la conseguente impossibilità di affrontare un trapianto.

Il Servizio del TG3 regionale dalle Sale Operatorie del Policlinico