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Attenzione al colchico autunnale! Sembra zafferano ma è velenoso

Alla fine di settembre due casi. Una coppia di Cona è deceduta in Trentino, una famiglia di Castelfranco salvata in extremis al Policlinico di Modena
Zafferano
Zafferano

Sembra zafferano, si chiama Colchicum Autumnale e a vederla è davvero una pianta graziosa: la distesa dei suoi fiori, di un viola chiaro, è davvero cibo per gli occhi. Attenzione, però, l’aspetto innocuo nasconde un’insidia mortale: la colchicina una sostanza tossica che può uccidere un essere umano o in poche ore. È accaduto a un settantenne di Cona che il 1 settembre ha raccolto il Colchicum Autumnale in Trentino, scambiandolo per zafferano. L’imprudenza è costata la vita anche alla moglie dell’uomo di 69 anni, deceduta a distanza di dieci giorni. Meglio, per fortuna, è andata a una famiglia di Castelfranco Emilia - padre (anni 59), madre (anni 58), figlio (anni 26) – che il 13 settembre, si è rivolta al Pronto Soccorso del Policlinico di Modena lamentando sintomi da gastroenterite che, invece, celavano un avvelenamento da colchicina, raccolta nei boschi di San Clemente, frazione di Monterenzio (BO) e consumata in un risotto la sera prima. Tutti e tre sono stati ricoverati e, grazie alle cure, si sono salvati e sono stati dimessi.
In autunno, quando si passeggia in un prato o in un bosco, non è sufficiente, quindi, prestare attenzione ai funghi. Anche il colchino, è un abitante pericoloso dei nostri prati che non a caso è detto zafferano bastardo.
L’appello dei medici è quello di non improvvisarsi cercatori di primizie, e di non fidarsi mai dell’aspetto esteriore di una pianta o di un fiore.
Abbiamo intervistato il dottor Antonio Luciani, Direttore del Pronto Soccorso del Policlinico che proprio del caso modenese ha parlato Mi manda Rai 3

 
Colchicum Autumnale
Colchicum Autumnale

Che precauzioni occorre prestare quando ci si imbatte nella colchina?
Il Colchicum autunnale è un’erba velenosa altamente tossica che, come dice il nome, è diffusa in questa stagione. Non bisogna toccare né il fiore né la pianta perché il solo contatto può causare danni alla pelle. Se viene ingerita provoca bruciore alle mucose, nausea, vomito, coliche, diarrea sanguinolenta fino al delirio e alla morte. L’avvelenamento colpisce l’apparato digerente, biliare, respiratorio, cardiovascolare, renale, sul sistema nervoso e sulle ghiandole endocrine. In seguito a un’intossicazione acuta la morte avviene tra le 7 e le 48 ore. In montagna spesso si trovano muli morti avvelenati nelle zone dove il Colchicum è diffuso e si pensa che anche questi animali lo confondano, a volte, con le piante commestibili.

 
Il dottor Luciani col coordinatore infermieristico del PS durante la diretta a Mi Manda RAI 3
Il dottor Luciani col coordinatore infermieristico del PS durante la diretta a Mi Manda RAI 3

Molti confondono il Colchinum autunnale con lo zafferano. È possibile distinguerli?
La pianta viene scambiata per zafferano perché i due fiori sono molto simili. Il fiore colchico, però, ha 6 stami, lo zafferano ne ha solo 3. In foglia, la colchicina può essere scambiata per Aglio ursino. Il consiglio è evitare di raccogliere piante, se non si conoscono alla perfezione, il fai da te è può essere davvero pericoloso. Per ogni dubbio, comunque, sull’uso alimentare delle piante l’Azienda Usl di Modena ha attivo il Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) che si occupa della sicurezza degli alimenti di origine non animale, comprese le funzioni di Ispettorato micologico. Ha sedi in tutta la Provincia e credo sia prudente contattarlo sempre prima di mangiare una pianta raccolta in un prato.

 

Cosa occorre fare se si sospetta un avvelenamento da Colchicina?
Occorre correre al Pronto Soccorso, raccontando ai sanitari di aver mangiato zafferano in modo da far sorgere il dubbio. In questi casi la velocità e la precocità dell’intervento terapeutico possono significare, oltra alla dose assunta, la differenza tra la vita e la morte. Nel caso della famiglia curata al Policlinico, assieme ai colleghi della Terapia Intensiva, abbiamo effettuato gastrolusi, cioè la lavanda gastrica, abbiamo somministrato il carbone vegetale, che consente di assorbire la tossina dal tratto gastro enterico e forzato la diuresi per smaltire la tossina. Un’azione di forza, immediata, che ha consentito di invertire una prognosi che, purtroppo, è frequentemente infausta.
Che consiglio si sente di dare ai cittadini?
Non rischiate. Anche se si sopravvive alla fase acuta dell’avvelenamento, gli effetti tossici della colchicina possono durare nel tempo e portare anche complicanze neurologiche o al sangue, causando forti anemie o calo di piastrine. Si tratta, insomma, di un pericolo davvero eccessivo da correre. Non improvvisatevi esperti di piante, il rischio è enorme.