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Cirrosi e disfunzione cardiaca, sono collegati

Lo dimostra uno studio del Policlinico che ha coinvolto 238 pazienti tra il 2013 e il 2015

Il gruppo fegato del Policlinico

È quanto dimostrato in uno studio della struttura complessa di gastroenterologia diretta dalla Professoressa Erica villa di Unimore.La ricerca è stata coordinata dal dottor Filippo Schepis di Unimore, responsabile del Laboratorio di Emodinamica Epatica, ed è stato pubblicato sul numero di maggio 2018 di Journal of Hepatology, una delle più importanti riviste scientifiche del settore. Lo studio ha coinvolto 238 pazienti arruolati al Policlinico tra il 2013 e il 2015.Allo studio hanno preso parte la dott.ssa Laura Turco e il dott. Marcello Bianchini (anch’essi del Laboratorio di Emodinamica Epatica della Gastroenterologia), i radiologi interventisti dottor Cristian Caporali e Stefano Colopi (ora a Mantova) e il prof. Rosario Rossi della Struttura Complessa di Cardiologia del Policlinico. Allo studio hanno contribuito anche il Laboratorio di Emodinamica Cardiaca diretto dal prof. Rosario Rossi e l’Unità di Radiologia Interventistica diretta dal prof. Pietro Torricelli.
I ricercatori hanno dimostrato che, nella cirrosi epatica, i processi fisiopatologici che portano allo sviluppo di ascite e poi alla morte del paziente coinvolgono il cuore, riducendone la capacità di adattamento alle richieste di maggior lavoro imposte dalla insufficienza epatica e dall’ipertensione portale stesse. Inoltre, il paziente cirrotico con ipertensione portale presenta uno stato infiammatorio dell’intero organismo che si aggrava con l’avanzare della malattia e che dipende dal continuo passaggio di batteri dell’intestino nella circolazione sanguigna. La presenza di una gittata cardiaca oltre il limite massimo della norma (o circolazione iperdinamica) o sotto i valori medi (o circolazione relativamente ipodinamica) e elevati valori di proteina C reattiva circolante (come indice dello stato infiammatorio dell’organismo) permettono di identificare i pazienti a più alto rischio di scompenso o di morte.
Questa scoperta permetterà l’applicazione in studi di validazione e nella pratica clinica dei parametri individuati ai fini sia di migliorare la categorizzazione del rischio dei pazienti che del monitoraggio degli effetti delle terapie già esistenti o di quelle future volte proprio al controllo dello stato infiammatorio sistemico e della disfunzione cardiaca dei pazienti cirrotici con ipertensione portale.