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Prevenzione del tumore della prostata

Intervista al prof. Bernardo Rocco

Bernardo Rocco
Bernardo Rocco

Il cancro della prostata è il secondo tumore più frequente nella popolazione maschile e rappresenta circa il 18 per cento di tutti i tumori diagnosticati nell'uomo. Stando ai dati più recenti, circa un uomo su 8 nel nostro Paese ha probabilità di ammalarsi di tumore della prostata nel corso della sua vita. Della prevenzione, della diagnosi e delle terapie del tumore della prostata abbiamo parlato col prof. Bernardo Rocco, Direttore dell’Urologia.

Prof. Rocco, cos’è la prostata?
La prostata è una ghiandola presente solo negli uomini che circonda il collo della vescica e l'uretra e si trova davanti al retto. Produce una parte del liquido seminale rilasciato durante l'eiaculazione. In condizioni normali pesa circa 20 grammi ed ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni ed a causa di alcune patologie, come in particolare l'iperplasia prostatica benigna, può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario.

Ci sono fattori di rischio specifico per il tumore della prostata?
Il tumore alla prostata è il risultato di una complessa interazione tra diversi fattori. Il principale fattore di rischio è l’età: le possibilità di ammalarsi aumentano dopo i 50 anni ed in uomini con età superiore a 79 anni la prevalenza del tumore si assesta al 59 per cento. Un altro fattore non trascurabile è la familiarità: il rischio di ammalarsi è aumentato in chi ha almeno due parenti (padre e fratello) che hanno sviluppato la malattia al di sotto dei 55 anni. Altri fattori di rischio sono legati alla dieta, in particolare all'assunzione di cibi grassi.

Come si può prevenire il tumore della prostata?
A differenza di ciò che avviene per altri tumori, non esiste una prevenzione primaria specifica per il tumore della prostata. Sono note, però, alcune utili regole comportamentali che si possono seguire facilmente nella vita di tutti i giorni: evitare un'elevata assunzione di alcolici, aumentare il consumo di frutta, verdura, cereali integrali e ridurre quello di cibi ricchi di grassi saturi. Inoltre è utile anche mantenere il peso nella norma ed avere una circonferenza della vita inferiore ai 102 cm.
La prevenzione secondaria per una diagnosi precoce della malattia consiste nel sottoporsi ogni anno ad una visita urologica con dosaggio del PSA (un enzima prodotto dalla prostata), se si hanno un'età superiore ai 50 anni o un'età superiore ai 45 anni e familiarità per la malattia. A questo proposito è utile ricordare che le patologie benigne che colpiscono la prostata, soprattutto dopo i 50 anni, sono più comuni dei carcinomi ma talvolta provocano sintomi che potrebbero essere confusi con quelli del tumore.
 
Come avviene la diagnosi del tumore della prostata?
La diagnosi precoce è fondamentale. Il tumore della prostata è di solito sospettato sulla base dell'esplorazione rettale e/o del livello del PSA, che si ottiene con un prelievo del sangue. La diagnosi definitiva è esclusivamente istologica (ossia, si basa sullo studio diretto del tessuto prostatico) e necessita dunque di biopsia prostatica.
 
Le terapie
Le opzioni terapeutiche sono diverse sulla base dell'estensione e dell'aggressività della malattia, ma anche sulla base dell'aspettativa di vita e delle altre malattie del paziente. La Sorveglianza Attiva ha l'obiettivo di posticipare il trattamento curativo in pazienti con aspettativa di vita di almeno 10 anni etumore prostatico localizzato mediante rivalutazione periodica con dosaggi del PSA, esplorazioni rettali e la ripetizione di biopsie prostatiche. La Vigile Attesa ha invece uno scopo palliativo, con l'obiettivo di ridurre al minimo gli effetti avversi legati al trattamento in pazienti con malattia particolarmente indolente o con aspettativa di vita inferiore ai 10 anni. La terapia chirurgica prende il nome di prostatectomia radicale e ha l'obiettivo di rimuovere la prostata per eradicare il tumore. Nel nostro centro viene eseguita principalmente con tecnica "mini-invasiva" tramite l'ausilio del Robot "Da Vinci" che permette di diminuire i rischi dell'intervento (in particolare, riduce il sanguinamento) e permette un recupero post-operatorio più rapido, diminuendo i tempi di degenza. Nei casi in cui non sia possibile ricorrere alla chirurgia, o in casi di malattia più avanzata o con metastasi, ci si può avvalere della radioterapia, della terapia ormonale e della chemioterapia.