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Policlinico di Modena
 
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Da Modena importanti progressi nella terapia della esofagite eosinofila

Uno studio dell'Azienda Ospedaliero - Universitaria di Modena pubblicato sull'American Journal of Gastroenterology

Marzio Frazzoni
Marzio Frazzoni

Gli investimenti futuri

L'AOU di Modena si conferma centro di riferimento per la diagnosi e la cura dell'esofagite eosinofila, una malattia che colpisce oltre 50 su 100.000 adulti in Italia e si manifesta con boli alimentari ricorrenti, che spesso richiedono la disostruzione in urgenza tramite gastroscopia. Nel numero di ottobre della prestigiosa rivista American Journal of Gastroenterology sono stati pubblicati i risultati di uno studio italiano multicentrico osservazionale sulla esofagite eosinofila, coordinato dal dottorMarzio Frazzoni , responsabile della Fisiopatologia Digestiva dell'Ospedale Civile di Baggiovara.
Lo studio si è svolto grazie alla fattiva collaborazione dei settori di endoscopia dell'Azienda Ospedaliero - Universitaria di Modena, che operano all'interno della Struttura Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell'Ospedale Civile, diretta dalla dr.ssaRita Conigliaro, e della Struttura Complessa di Gastroenterologia del Policlinico, diretta dalla prof.ssaErica Villa.  Lo studio, durato 2 anni, ha coinvolto altri prestigiosi centri di riferimento per le malattie dell'esofago (Milano, Padova, Pisa, Napoli). I dati raccolti su 60 pazienti con esofagite eosinofila (38 diagnosticati a Modena) e confrontati con quelli di 60 pazienti con malattia da reflusso gastroesofageo e 60 controlli, hanno evidenziato il rilevante ruolo del reflusso gastroesofageo nella patogenesi della esofagite eosinofila. Lo studio ha inoltre dimostrato che gli inibitori della pompa protonica (PPI) sono efficaci in ben due terzi dei pazienti con esofagite eosinofila e agiscono con un meccanismo anti-reflusso, risultati che rendono tali farmaci appropriati nel trattamento di questa patologia emergente.
"La esofagite eosinofila - spiega il dottor Frazzoni -è stata descritta per la prima volta nel 1993. È ancora rara ma il numero di diagnosi sta aumentando. Se non adeguatamente curata, la malattia può portare alla perdita di funzionalità dell'esofago con conseguenti gravi difficoltà nella alimentazione. La diagnosi si basa su un accurato conteggio degli eosinofili nelle biopsie esofagee, a Modena svolto con competenza dagli specialisti della Anatomia Patologica del Policlinico, e sulla valutazione fisiopatologica della funzionalità esofagea. La terapia si basa in primo luogo sui PPI; in alcuni casi, fortunatamente rari, si rende necessario l'utilizzo di cortisonici o diete restrittive. Attualmente seguiamo 48 pazienti".