Azienda Ospedaliera-Universitaria di Modena

Finale a sorpresa


Quando la memoria cambia una storia, può nascerne una nuova

L'opuscolo ufficiale di "Finale a sorpresa"
L'opuscolo ufficiale di "Finale a sorpresa"

Ci sono storie che conosciamo da sempre, Cenerentola, La Sirenetta, I Tre Porcellini, le abbiamo ascoltate da bambini e, qualche volta, raccontate a nostra volta. Ma cosa succede quando una storia riaffiora attraverso una memoria che segue percorsi inattesi? Finale a sorpresa nasce da questa domanda e da un’esperienza realizzata all’interno dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Modena con persone con demenza ricoverate all’Ospedale Civile di Baggiovara. Durante un laboratorio di narrazione, i professionisti della Geriatria e della Neurologia, insieme ai volontari di AVO Modena e dell’Associazione G.P. Vecchi, hanno invitato i pazienti a raccontare alcune fiabe molto conosciute. Le storie sono tornate alla memoria, ma non sempre come ce le aspetteremmo. Personaggi e luoghi hanno cambiato posto, alcuni particolari sono scomparsi, altri sono arrivati da esperienze personali. I ricordi si sono intrecciati con l’immaginazione. E proprio dove il racconto sembrava allontanarsi dalla storia originale, ha cominciato a nascerne un’altra. Da questo incontro tra memoria e creatività sono nate le favole di Finale a sorpresa.
 

 
Un scatto durante lo spettacolo
Un scatto durante lo spettacolo

Tre fiabe, mai esattamente le stesse

Cenerentola, La Sirenetta, I Tre Porcellini: tre storie entrate nell’immaginario di generazioni diverse sono diventate il punto di partenza di un gioco narrativo. Durante gli incontri, le persone coinvolte hanno ricostruito le fiabe attraverso ciò che ricordavano, lasciando che frammenti della propria esperienza si mescolassero alla trama conosciuta. I professionisti dell’AOU di Modena hanno poi raccolto e rielaborato questo materiale, preservando gli elementi originali e inattesi emersi dalla narrazione. Il risultato non è la semplice riscrittura di tre fiabe. È piuttosto una testimonianza di ciò che può accadere quando ci si mette in ascolto della persona senza cercare necessariamente il racconto “giusto”, lasciando spazio anche all’imprevisto. Perché una memoria può essere frammentaria e, allo stesso tempo, continuare a custodire emozioni, immagini, parole e possibilità di relazione.

 
Da sinistra, le professioniste AOU: Chiari, Neviani e Predieri
Da sinistra, le professioniste AOU: Chiari, Neviani e Predieri

Dal racconto di una persona all’immaginazione di un’altra

Le storie di Finale a sorpresa non finiscono con chi le ha raccontate. Sono state pensate per continuare il loro viaggio e incontrare soprattutto i bambini. È qui che il progetto acquista una dimensione intergenerazionale: i ricordi delle persone anziane incontrano l’immaginazione dei più piccoli e la fiaba diventa uno spazio condiviso. Chi ascolta può colorare, immaginare, cambiare ancora una volta il racconto. Può aggiungere qualcosa di proprio. Il finale, in fondo, rimane aperto. E ogni nuova versione diventa parte di una storia che passa da una generazione all’altra. Finale a sorpresa incontra per la prima volta il pubblico, ad accesso gratuito, in occasione del Festivalfilosofia 2026, sabato 19 settembre 2026 alle ore 17.00, nel Chiostro della Biblioteca Civica “Antonio Delfini” – Palazzo Santa Margherita, le tre fiabe diventano un reading aperto alla città e dedicato in particolare ai bambini. A interpretarle è la Cooperativa Sociale Equilibri con Elisa Lolli, attrice, Gianluca Magnani, chitarrista polistrumentista e cantante, e Andrea Ceré, contrabbassista e bassista. Parole, musica e interpretazione portano così fuori dall’ospedale le storie nate durante gli incontri con i pazienti e le restituiscono alla comunità.

 
Lo staff del progetto
Lo staff del progetto

Un libro da colorare, per continuare a guardare la demenza da un'altra prospettiva

Le tre fiabe sono diventate anche un album illustrato da leggere e colorare, realizzato dal Servizio Comunicazione e Informazione dell’AOU di Modena. Non soltanto un prodotto editoriale, quindi, ma un altro modo per continuare il gioco iniziato durante i laboratori. Le illustrazioni accompagnano le storie lasciando spazio alla fantasia dei bambini, chiamati a intervenire con colori, idee e nuovi possibili sviluppi. Per favorire accessibilità e leggibilità, il volume utilizza il font EasyReading, certificato Dyslexia Friendly e donato all’AOU di Modena per la realizzazione del progetto. L’album viene distribuito ai bambini presenti al reading e successivamente entra nelle degenze pediatriche del Policlinico di Modena. Il percorso, così, compie quasi un cerchio. Una storia nata in ospedale esce dall’ospedale, incontra la città e i bambini e poi torna in ospedale trasformata in uno spazio di gioco, immaginazione e libertà.

Finale a sorpresa nasce infatti nel percorso di umanizzazione delle cure dell’AOU di Modena e nell’esperienza dell’Ospedale Civile di Baggiovara, primo ospedale in Italia ad avere ottenuto la certificazione di Ospedale Amico delle Persone con Demenza – Dementia Friendly. Nelle Unità Operative di Geriatria e Neurologia, professionisti sanitari e volontari appositamente formati affiancano le persone ricoverate anche attraverso attività ludiche, relazionali e narrative. Sono attività che contribuiscono a dare
significato al tempo della degenza e, soprattutto, a mantenere al centro la persona. Anche Finale a sorpresa parte da qui. La demenza può modificare il modo in cui una persona ricorda, ricostruisce e racconta. Il progetto sceglie però di non concentrare lo sguardo soltanto su ciò che viene perduto. Accanto alla fragilità possono continuare a esserci emozioni, capacità di relazione, immaginazione, desiderio di comunicare e possibilità di creare. Valorizzarle significa riconoscere la persona oltre la diagnosi e costruire occasioni nelle quali possa ancora esprimersi, partecipare e lasciare qualcosa agli altri.

Finale a sorpresa infine mette così in relazione mondi che potrebbero sembrare lontani: l’ospedale e la città, la cura e la cultura, l’età anziana e l’infanzia, la memoria e l’immaginazione. Al centro rimane un gesto molto semplice: qualcuno racconta una storia e qualcun altro la raccoglie. Poi la trasforma, la colora, aggiunge un particolare. E la storia può ricominciare.

 
 
 

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