Policlinico di Modena

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Azienda Ospedaliera-Universitaria di Modena
Emergenza COVID19
 
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COVID19, la situazione all'AOU di Modena

210 ricoveri negli ospedali modenesi, di cui 145 in degenza ordinaria e 65 tra terapia intensiva e semi-intensiva. La "Variante inglese" è ormai maggioritaria in terapia intensiva (77%), seguita dalla brasiliana (17%).

Elisabetta Bertellini
Elisabetta Bertellini

Continua l'appuntamento consueto con il bollettino settimanale contenente le principali attività organizzative e sanitarie dell'Azienda Ospedaliero - Universitaria di Modena in riferimento alla gestione dell'emergenza COVID-19.
Situazione ricoveri 
Si è mantenuto nell'ultima settimana il calo dei riscontri di nuovi casi positivi in provincia, e parallelamente si è registrato un contenimento nel numero dei ricoverati, che sono ad oggi 210 in Azienda Ospedaliero Universitaria. Di questi, 145 sono in degenza ordinaria, di cui 102 al Policlinico e 43 all'Ospedale Civile di Baggiovara. I ricoveri tra Terapia Intensiva e Semi Intensiva sono invece 65,di cui 34 al Policlinico e 31 all'Ospedale Civile. 
Il calo delle nuove positività e dei pazienti COVID che hanno necessità di ricovero ospedaliero ha permesso di riconvertire alcuni settori di degenza precedentemente dedicati al ricovero di positivi. Inoltre, compatibilmente con l'occupazione dei settori intensivi, che ancora vedono impegnato un numero elevato di personale medico e infermieristico, è in corso l'ampliamento dell'offerta chirurgica che aveva dovuto essere rimodulata in riduzione. È pertanto stata riavviata parzialmente anche l'attività programmata, oltre che quella che è stata costantemente garantita di emergenza-urgenza e di trattamento della casistica oncologica.
Varianti circolanti sul territorio provinciale (dato aggiornato al 15.04.2021) 
Dal 10 marzo a oggi , in base alle indicazioni regionali sullo screening con test REAL TIME PCR per la ricerca di varianti su pazienti positivi a SARS-CoV-2, sono stati valutati 136 tamponi positivi tra i pazienti ricoverati nelle terapie intensive del Policlinico, Baggiovara e Ospedale di Carpi. Tra questi, 104 (77%) tamponi hanno presentato mutazioni del virus compatibili con variante inglese, 23 (17%) compatibili con variante brasiliana, 3 (2%) con mutazioni compatibili a variante nigeriana e da 5 passano a 6 (4%) i tamponi riscontrati senza mutazioni ascrivibili alle suddette varianti. ll programma di monitoraggio regionale sulla diffusione varianti per la prima settimana di aprile ha previsto l'invio di 22 tamponi positivi al laboratorio di riferimento regionale (IZSLER di Parma) per essere sottoposti all'analisi di sequenziamento genomico. Si ricorda che tutti questi tamponi sono stati scelti a caso tra tutti quelli risultati positivi a livello provinciale il primo di aprile. I primi risultati hanno evidenziato la presenza di 13 ceppi virali di variante inglese e 1 ceppo virale non variante su 14 finora analizzati. Restiamo in attesa dei risultati definitivi. Il programma ha avuto seguito con l'invio di altri 15 tamponi sempre scelti a caso a livello provinciale tra i positivi della seconda settimana di aprile.  Complessivamente, ad oggi, al fine di monitorare le varianti del virus SARS-CoV-2 nella popolazione modenese, sono stati analizzati 60 tamponi che ha permesso di riscontrare 46 ceppi di variante inglese corrispondente al 77%, 5 ceppi di variante brasiliana corrispondente all'8% e 9 ceppi virali non variante corrispondente al 15%.

 
Emanuela Biagioni
Emanuela Biagioni

La voce delle terapie intensive

La dottoressa Elisabetta Bertellini, Direttore Terapia Intensiva Ospedale Civile di Baggiovara. "A fronte di una riduzione dei ricoveri in degenza ordinaria, rimangono stabili quelli in intensiva. È un dato che ci aspettavamo, perché noi vediamo pazienti il cui quadro clinico si è complicato e che poi restano ricoverati spesso a lungo. Quindi è normale che i nostri ricoveri scendano con più lentezza. Il quadro clinico dei pazienti è sovrapponibile a quello delle fasi precedenti, anche se vediamo pazienti più giovani. Nel tempo abbiamo imparato a conoscere meglio la malattia e questo ci ha consentito una maggiore attenzione all'umanizzazione, nel rapporto con le famiglie, sempre nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza. Nelle prime fasi, l'isolamento dei pazienti era terribile e solo l'utilizzo degli smartphone e delle videochiamate consentiva qualche breve saluto, spesso quando la situazione clinica si aggravava in maniera preoccupante. In seguito, nell'hub, siamo riusciti a far avvicinare i famigliari - ovviamente negativi - al vetro oppure, nella terapia intensiva storica, farli avvicinare il più possibile mantenendoli nella zona pulita. Abbiamo utilizzato quindi radio e walkie talkie per farli comunicare con i propri famigliari. Infine, in casi particolari e con il supporto del personale alla vestizione e svestizione, siamo riusciti a far entrare i famigliari negativi all'interno delle terapie intensive. Questo ha comportato da un lato una maggior comprensione della malattia da parte dei famigliari, dall'altro è stato emozionante vedere i pazienti che, magari dopo una lunga sedazione, incontrano i loro cari. Sono momenti davvero toccanti".Questo tipo di percorso è presente anche nella Terapia Intensiva del Policlinico e più in generale esiste in AOU una procedura che disciplina la possibilità di visite e di contatti tra pazienti e famigliari in tutti i reparti COVID. "Questa situazione ha provato tutti, i sanitari e le famiglie. Se vogliamo uscirne dobbiamo rispettare in modo puntiglioso tutte le indicazioni per evitare il contagio, igiene delle mani, distanziamento, mascherine. Queste raccomandazioni valgono anche per i vaccinati. I vaccini certo ci faranno uscire dall'emergenza, ma al momento è fondamentale che anche i vaccinati rispettino le regole di prevenzione"
La dottoressa Emanuela Biagioni, Dirigente medico della Terapia Intensiva del Policlinico: "A fronte di una sensibile riduzione dei ricoveri ordinari, i numeri in Terapia Intensiva rimane purtroppo stabile. L'abbassamento dell'età media dei pazienti ricoverati, legato probabilmente anche alla diffusione delle varianti - soprattutto inglese e brasiliana - contribuisce a mantenere alto il numero dei ricoveri perché oggi vediamo fasce di popolazione che nella prima ondata non erano colpite. Le aperture sono una cosa bella ma dobbiamo ricordare che il virus gira ancora e quindi è necessario aprire con attenzione, rispettando le regole in modo da poter stare aperti a lungo".

 
 
 
 
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