Policlinico di Modena

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La scomparsa del prof. Tullio Artusi

Tullio Artusi
Tullio Artusi

All'età di 88 anni è scomparso oggi il prof. Tullio Artusi, tra i padri dell'Ematologia Modenese. Milanese, classe 1933, Artusi giunse a Modena nel 1958 da Pavia, stessa scuola dove aveva operato il professor Edoardo Storti, e lavorò sino al 2003 per poi restare come cultore della materia. Per
dare un'idea dello spessore professionale del prof. Artusi, cito solo un aneddoto, raccontatomi dal dottor Gianluigi Trianni, medico di direzione
sanitaria del Policlinico e ai tempi studente. Quando Coppo, uno dei mostri sacri della medicina italiana e forse mondiale, portava un caso clinico in aula soleva dire, se questo era stato seguito da Artusi, che allora la diagnosi era perfetta. Alla fine degli Cinquanta, quando l'Ematologia era
ancora in via Berengario, il prof. Artusi lavorò assime al prof. Umberto Torelli ai primi trapianti di midollo. Modena fu tra i primi centri al mondo a
sperimentare il trapianto sull'uomo. A quei tempi ancora si tentava soltanto l'autotrapianto perché non si riusciva a determinare la compatibilità di un donatore estraneo. Il midollo veniva estratto dalle spine iliache, anche se l'intervento si faceva in anestesia locale e non in anestesia generale come oggi. Il midollo veniva poi congelato a -79°C per essere reimpiantato nel paziente dopo che questo era stato sottoposto alla chemioterapia. Eravamo ancora ai primordi, ma da quelli studi sarebbe nata la tecnica che ancora oggi è fondamentale nella lotta alla leucemia.  

 

Tullio è stato un maestro vero, appassionato, curioso instancabile esempio di professionalità e dedizione al lavoro. Come i veri maestri ha trasmesso in modo spontaneo questa sua straordinaria capacità di fare una diagnosi ematologica citomorfologica alla sua allieva Dott.ssa Goretta Bonaccorsi ora in pensione ed alla dott.ssa Ambra Paolini prima  ed al Dr Nasillo poi, figure professionali la prima nella UOC di Ematologia, il secondo nel Dipartimento Interaziendale di medicina di laboratorio diretto dal Dr T. Trenti, che hanno raccolto il testimone della cultura ormai rarissima nel Paese di una diagnosi al microscopio legala, direttamente affiancata a ed in contiguità con la ematologia clinica.   Non dimenticherò quando da studente mi fece riflettere al microscopio sulla morfologia delle cellule neoplastiche chiamate Reed Sternberg nella malattia di linfoma di Hodgkin e sul fatto che  alcune di queste sembravano atipiche, e venivano chiamate  cellule fantasma le cosiddette ghost cells. Questa domanda derivata dalla semplice osservazione, sorseggiando un caffè a tardissima ora in laboratorio mi ispirò ed insieme a tanti altri colleghi dei laboratori ed al mio ex direttore prof Giuseppe Torelli scoprimmo la causa di questa alterazione dovuta alla infezione virale da viurs erpetico umano sesto (HHV-6), virus benigno, comune causa della sesta malattia esantematica dell' infanzia (exanthem subitum) ma che studi successivi permisero poi di annoverarlo tra le cause o concausa di disordini linfoproliferativi e complicanze ematologiche fino a contribuire come gruppo Ematologico  Modenese alla classificazione tassonomica internazionale della variante A e B del virus HHV-6 stesso, appunto per le sue differenti proprietà biologiche e ricadute cliniche anche ematologiche.   Poterei citare decine di altri esempi di studi comuni, ed ancora di piu' di momenti in cui apprezzai  la saggezza, l' equilibrio, la sensibilità la disponibilità, i sorrisi e le risate "con gli occhi intelligentissimi" ed amorevoli,  verso colleghi ed allievi, qualità ancora una volta non comuni.   Ricordo ed allego le immagini degli Atlanti di morfologia ematologica, patrimonio unico di questa esperienza Accademica di ricerca di insegnamento e clinico nel Paese. Stava finendo di completare il quarto volume e cercheremo di aiutarlo a concluderlo.

Giuseppe Longo, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia
Mario Luppi, Direttore dell'Ematologia

 
 
 
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