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Policlinico di Modena

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Azienda Ospedaliera-Universitaria di Modena
Emergenza COVID19
 
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COVID19, la situazione all’AOU di Modena

Sono 239 i ricoveri in AOU di Modena. Di questi 11 sono in semi-intensiva e 20 in intensiva. Il punto con le Terapie Intensive

Massimo Girardis, Elisabetta Bertellini
Massimo Girardis, Elisabetta Bertellini

Inviamo il consueto momento di aggiornamento in riferimento alla gestione dell’emergenza COVID-19.
 
Ad oggi, sono presenti in Azienda 239 pazienti con riscontro di tampone positivo, di cui: 208 ricoverati in degenza ordinaria (133 al Policlinico, 75 a Baggiovara), 11 in terapia semintensiva (tutti al Policlinico) e 20 in terapia intensiva (13 al Policlinico, 7 a Baggiovara).  
 
Un anno fa, 28 gennaio 2021, i ricoverati erano: 222 totali 169 in ordinaria e 53 tra intensiva e semi intensiva.
 
Ecco un raffronto tra i due periodi:

 
 
2022
2021
Diff
%
Totale
239
222
+17
-7,7%
Degenza ordinaria 
208
169
+39
+23,1%
Terapia inteneriva e sub intensiva 
31
53
-22
-41,2%

Il dato va contestualizzato tenendo presente che il circa 66% dei pazienti è ricoverato per le conseguenze del Covid-19, mentre il restante 34% per altre patologie, con riscontro occasionale di tampone positivo. La percentuale è decisamente diversa in Terapia intensiva dove ad oggi il 90% pazienti è ricoverato per le conseguenze del COVID-19. Se, quindi, si considerano solo i pazienti ricoverati per le conseguenze del Covid-19 i ricoveri complessivi, la differenza con lo scorso anno, grazie soprattutto ai vaccini, il numero complessivo dei ricoveri è più basso sebbene non di molto, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
 
L’età media dei ricoverati per le conseguenze del Covid-19 è 70 anni. 62 è quella dei non vaccinati, 75 quella dei pazienti vaccinati. In Terapia Intensiva circa il 70% dei pazienti non è vaccinato.
 
La malattia – ha commentato il prof. Massimo Girardis, Direttore della Terapia intensiva del Policlinico – non è diventata più lieve. Continuiamo, purtroppo, a vedere pazienti gravi anche se con caratteristiche diverse. Di solito pazienti vaccinati hanno forti fragilità, con compromissione del sistema immunitario. I non vaccinati, invece, sono in genere persone senza particolari fragilità che quando arrivano in ospedale hanno spesso quadri di grave polmonite da Saars-Cov-2. Questo dimostra che, anche in presenza di Omicron, il vaccino preserva dalla forma grave della malattia. A questo proposito ci tengo, da medico, a fare un appello. Quando siete positivi e avete sintomi significativi come una difficoltà a respirare, non aspettate a venire in ospedale. Ultimamente, arrivano molti pazienti gravi che hanno atteso troppo prima di rivolgersi al sistema sanitario, preferendo curarsi a casa con terapie che ormai la comunica scientifica reputa inadeguate. Fidatevi della scienza. Se la mortalità media in terapia intensiva è del 30%, in un paziente che arriva in ritardo può salire
sino al 70%”.
 
L’Ospedale di Baggiovara – ha spiegato la dottoressa Elisabetta Bertellini, direttore della Terapia Intensiva dell’Ospedale Civile – è Centro di riferimento provinciale per i traumi e per le patologie tempo-dipendenti, come l’infarto o lo stroke. Rispetto al 2020 e alla prima parte del 2021, quando di  atto la socialità era estremamente ridotta, oggi vediamo un maggior numero di pazienti che sono positivi ma arrivano in terapia intensiva a causa di un incidente o di una patologia grave. Questi pazienti devono comunque essere isolati, ma l’approccio terapeutico è completamente diverso. A questo proposito è importante dire che le nuove  indicazioni del Centro Nazionale Trapianti, approvate poche settimane or sono, consentono la donazione d’organi da parte di un paziente positivo. E, infatti, proprio a Baggiovara è stata effettuata pochi giorni fa una donazione da paziente a cuore fermo, positivo col successivo trapianto. Questa notizia ci deve far comprendere che, nonostante le difficoltà, è possibile gestire complessi casi clinici anche in questa situazione. Tornando ai Covid, la ricerca di nuovi farmaci, soprattutto somministrati nelle prime fasi della malattia ha certo aiutato a prevenire il peggioramento che può portare a un ricovero da noi. I vaccini, comunque, rimangono l’arma più importante a nostra disposizione. Di solito, infatti, quando un vaccinato arriva da noi è un paziente fragile o immunodepresso.”
 
Vorremmo fare infine un appello congiunto – hanno commentato la dottoressa Bertellini e il prof. Girardis Siamo professionisti, non esiste per conto nostro una diversità di trattamento tra pazienti vaccinati e non vaccinati. Siamo impegnati a curare tutti indistintamente e soprattutto non giudichiamo nessuno per le sue scelte”.

 
 
 
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