Torna a inizio pagina

Policlinico di Modena

  1. Inizio pagina
  2. Contenuto della pagina
  3. Menu principale
  4. Menu di Sezione
  5. Footer
Azienda Ospedaliera-Universitaria di Modena
Emergenza COVID19
 
Versione stampabile della pagina
Contenuto della pagina

Vaiolo delle scimmie: la prof. Mussini tra i firmatari di un articolo pubblicato su The New England Journal of Medicine

Il gruppo internazionale ha raccolto un'ampia casistica di dati sul virus

Cristina Mussini
Cristina Mussini

La prof.ssa Cristina Mussini, Direttrice delle Malattie Infettive del Policlinico e docente UNIMORE è tra i firmatari di un articolo, pubblicato sul prestigioso The New England Journal of Medicine di luglio, che ha studiato la diffusione nell'uomo del Vaiolo delle Scimmie in 16 Paesi. L'articolo è il frutto del lavoro di un gruppo internazionale di clinici che hanno raccolto un'ampia casistica per descrivere la presentazione, il decorso clinico e gli esiti delle infezioni da virus del vaiolo delle scimmie confermate dalla reazione a catena della polimerasi. "Prima dell'aprile 2022 - ha spiegato la prof.ssa Cristina Mussini - l'infezione da virus del vaiolo delle scimmie negli esseri umani era raramente segnalata al di fuori delle regioni africane dove è endemica. Attualmente, i casi si stanno verificando in tutto il mondo. La trasmissione, i fattori di rischio, la presentazione clinica e gli esiti dell'infezione sono scarsamente definiti. Scopo del nostro lavoro è colmare questa lacuna nelle nostre conoscenze." Lo studio ha analizzato 528 infezioni diagnosticate tra il 27 aprile e il 24 giugno 2022, in 43 aree di 16 paesi. Complessivamente, il 98% delle persone con infezione erano uomini omosessuali o bisessuali; il 75% erano bianchi e il 41% aveva un'infezione da virus dell'immunodeficienza umana; l'età media era di 38 anni. "Uno dei nostri primi sospetti - aggiunge la prof.ssa Mussini - è stato che la trasmissione avvenisse per via sessuale. Effettivamente, abbiamo rilevato infezioni sessualmente trasmissibili concomitanti al vaiolo delle scimmie in 109 delle 377 persone (29%) che sono state testate. Tra le 23 persone con una chiara storia di esposizione, il periodo di incubazione mediano è stato di 7 giorni (range, da 3 a 20). Questo dato non è ancora decisivo per affermare con certezza che quella sessuale sia l'unica forma di trasmissione, anche perché il virus è stato riscontrato in diversi liquidi biologici quali saliva, urine, feci e sangue."

 
Laboratorio

In particolare, il DNA del virus Monkeypox è stato rilevato in 29 delle 32 persone in cui è stato analizzato il liquido seminale. Sottolineo come anche i liquidi biologici di alcuni dei nostri pazienti inclusi nello studio siano stati analizzati presso il laboratorio di microbiologica dell'IRCCS Sant'Orsola di Bologna diretto dalla professoressa Tiziana Lazzarotto. Il trattamento antivirale è stato somministrato al 5% delle persone in totale e 70 (13%) sono state ricoverate in ospedale; le ragioni del ricovero sono state la gestione del dolore, principalmente per il dolore anorettale grave (21 persone); superinfezione dei tessuti molli (18); faringite che limita l'assunzione orale (5); lesioni oculari (2); danno renale acuto (2); miocardite (2); e finalità di controllo delle infezioni (13). Non sono stati segnalati decessi tra i partecipanti a questo studio. In questa serie di casi, il vaiolo delle scimmie si è manifestato con una varietà di reperti clinici dermatologici e sistemici. L'identificazione simultanea di casi al di fuori delle aree in cui il vaiolo delle scimmie è stato tradizionalmente endemico evidenzia la necessità di una rapida identificazione, della diagnosi rapida dei casi per contenere un'ulteriore diffusione nella comunità e la prescrizione del vaccino alle popolazioni a maggiore rischio. "Questo studio - conclude la prof. Mussini - è un punto di partenza, un mattone di una casa della conoscenza di questa malattia che deve essere ancora costruita. Il nostro campione di casi si riferiva a persone che presentavano sintomi che le portavano a cercare assistenza medica. Non abbiamo testato, quindi, gli asintomatici. I sintomi sono stati registrati dal momento della presentazione e quindi i primi sintomi potrebbero essere stati sottostimati, limitando le informazioni sul periodo di incubazione. Poiché i virus non conoscono confini, il mondo ha bisogno di muoversi in modo coeso e rapido per colmare le lacune nella conoscenza e contenere l'epidemia che ha già raggiunto i 14000 casi dall'inizio dell'anno, con 5 decessi. Senza un trattamento o una profilassi ampiamente disponibili, l'identificazione rapida dei casi è vitale per il contenimento".

 
 
 
 
Footer