Azienda Ospedaliera-Universitaria di Modena
 
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Due nuove armi nella battaglia contro i tumori

Il tavolo della conferenza (da sinistra): Mezzetti, Trenti, Cavicchioli, Andrisano, Lohr e Prandini
Il tavolo della conferenza (da sinistra): Mezzetti, Trenti, Cavicchioli, Andrisano, Lohr e Prandini

Il Policlinico si doterà a breve, grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena di un acceleratore lineare e di una PET TC

Il Policlinico di Modena si doterà a breve di una tecnologia d’avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: un acceleratore lineare di ultima generazione per la radioterapia associato a una PET CT, una macchina di diagnostica per immagini. La Fondazione Cassa di Risparmio di Modena contribuisce all’acquisto della nuova strumentazione con 3 milioni di euro (il costo complessivo è di 5 milioni 246 mila 900 euro IVA compresa).La quota restante sarà a carico dell’Azienda Policlinico.

Il nuovo acceleratore lineare utilizza una tecnologia avanzata che permette di trattare i tumori con rapidità e precisione, abbreviando i tempi di trattamento da metà fino a un ottavo rispetto a quelli della radioterapia standard. Con una singola roteazione di 360°, l’acceleratore lineare proietta in meno di due minuti un fascio di radiazioni calibrato direttamente sul tumore.

Le due nuove apparecchiature saranno entro la fine del 2017. Sono circa 1.500 i nuovi casi di tumore seguiti annualmente dal Policlinico di Modena che complessivamente si occupa di circa 6.000 casi all’anno. Di questi, circa 1.500 usufruiscono di un trattamento radioterapico e 2.300 sono le PET eseguite dalla Medicina Nucleare del Policlinico, che serve l’intera Provincia.
Il tumore viene centrato con precisione e i tessuti sani circostanti subiscono un danno minore. Per colpire accuratamente i tumori viene utilizzato un sistema di sincronizzazione che adatta il fascio di radiazioni al movimento del tumore (e dei tessuti circostanti) dovuto alla respirazione del paziente.

La sincronizzazione permette di programmare con maggior precisione le dosi ottimali di radiazioni sui tumori. Il sistema registra i movimenti risultanti dal respiro, aiutando gli operatori a centrare il tumore e proteggendo i tessuti sani da radiazioni non necessarie.
Il nuovo acceleratore lineare utilizza un software che permette di programmare una quantità precisa di radiazione, basata sulle dimensioni, sulla forma e sulla posizione del tumore. Un dispositivo, controllato dal computer, genera una radiazione che corrisponde all’esatta forma geometrica 3D del tumore, incluse le forme concave e convesse.

Con l’IMRT, il radioterapista può adattare l’intensità e la forma del fascio radioattivo. Ciò permette di rilasciare dosi maggiori di radiazioni rispetto ai metodi di radioterapia tradizionali, minimizzando al contempo l’esposizione a tessuti sani. Il trattamento è particolarmente indicato per quei pazienti che hanno raggiunto la massima dose permessa di radioterapia convenzionale.

L’acceleratore lineare lavora in sinergia con la PET/TC, la macchina di diagnostica per immagini. La PET/TC unisce due tecnologie: la PET (Tomografia a emissione di positroni) che aiuta a rivelare il funzionamento e il metabolismo di organi e tessuti; la TC (Tomografia computerizzata) che fornisce una chiara visualizzazione delle strutture anatomiche. La PET/TC permette di evidenziare le parti vitali del tumore consentendo al radioterapista di modulare le dosi personalizzandole in base al risultato della PET/TC. Analogamente la PET/TC permette di rimodulare il piano di trattamento radioterapico in funzione della riduzione della massa tumorale.

L’acquisto delle nuove strumentazioni rientra nell’ambito di un più ampio progetto di diagnosi e cura delle patologie oncologiche che va nella direzione di una sempre maggiore personalizzazione delle cure in integrazione con i sistemi diagnostici.

 
Frank Lohr, Napoleone Prandini
Frank Lohr, Napoleone Prandini

La parola ai professionisti

Nei confronti dei tumori avanzati –spiega Frank Lohr, direttore della Radioterapia del Policlinico di Modena– abbiamo oggi un approccio multidisciplinare. La nuova dotazione tecnologica di radioterapia è stata scelta in questa ottica. Attualmente abbiamo una Tomoterapy che costituisce la già un’ottima tecnologia e che ci ha fornito l’esperienza per sfruttare al meglio le innovazioni tecnologiche. Questo ci consentirà di sviluppare in modo ottimale le sinergie tra radioterapia, oncologia medica e medicina nucleare che costituisce la base tecnologica e di esperienza per sfruttare al meglio la nuova tecnologia”.

La nuova PET/TC che acquisiremo ci fornirà immagini in 4D sincronizzate con i movimenti respiratori – commenta il dottor Napoleone Prandini, Direttore della Medicina Nucleare - che consentiranno di riconoscere tumori non visibili con le tradizionali PET/TC che forniscono immagini 3D. L’integrazione tra la PET/TC, l’Acceleratore lineare e le nuove work-station, consentirà di cambiare il piano di trattamento con facilità, personalizzando le dosi distribuite al tumore, sulla base degli obiettivi clinici e delle variazioni anatomiche e funzionali del paziente durante il ciclo di terapia (“Adaptive Radiotherapy”)”.

“Le conoscenze biologiche ci permettono ormai di comprendere la conformazione a livello cellulare del tumore e di scegliere il mix di terapie (farmacologiche e radioterapiche) più adatto a contrastarlo – aggiunge il dottor Giuseppe Longo, Vice-Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia - L’obiettivo è quello di creare terapie sempre più personalizzate in base al tumore alla risposta dell’organismo del paziente alle cure grazie alla capacità della PET-TC di valutare non solo le dimensioni del tumore ma anche la sua evoluzione durante la cura. Queste acquisizioni ci permettono di lavorare in maniera ancora più integrata tra oncologi, radioterapisti, medici di medicina nucleare, chirurghi, radiologi”.

“Le nuove tecnologie richiedono una sempre più approfondita conoscenza fisico-medica per essere utilizzate e sfruttate al massimo delle loro potenzialità, per gli scopi a cui sono preposte – precisa il dottor Gabriele Guidi, fisico medico - La ricerca, con esse possibile, associata alla fisica e clinica applicata, saranno la chiave per le nuove sfide alla cura dei tumori e personalizzazione delle terapie”.

 
 
 
 
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