Policlinico di Modena

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Azienda Ospedaliera-Universitaria di Modena
Emergenza COVID19
 
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Coronavirus: la situazione dell'AOU di Modena

Stabili i ricoveri, diminuiti ancora quelli in terapia intensiva. I consigli dell'infettivologo e dello pneumologo per la fase due. Inquinamento e fumo che rapporto hanno col COVID19?

Marco Marietta
Marco Marietta

Come si può vedere dal grafico, prosegue una graduale diminuzione dei casi, dopo il picco registrato a fine marzo. Complessivamente i casi COVID accertati ricoverati sono stabili negli ultimi giorni, con una lenta e costante diminuzione dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva.
La situazione di stamattina vede nel complesso ricoverati in Azienda Ospedaliero Universitaria 108 pazienti COVID positivi: 41 all'Ospedale Civile e 67 al Policlinico. Di questi, sono in terapia intensiva 22 pazienti , dei quali 9 nella terapia intensiva del Policlinico di Modena e 13 presso l'Ospedale Civile, e 4 pazienti in sub intensiva , distribuiti tra i due ospedali. In degenza ordinaria sono seguiti 82 pazienti , 28 all'Ospedale Civile di Baggiovara e 54 al Policlinico.

La ripresa delle attività: gradualità e sicurezza La rete sanitaria provinciale è impegnata in questo periodo nella pianificazione di un programma di riavvio progressivo delle attività, che dovrà tener conto di numerosi fattori quali non solo la presenza di pazienti COVID ancora ricoverati presso le strutture ospedaliere, ma soprattutto la necessità di revisionare profondamente l'organizzazione delle attività per poter garantire l'erogazione delle stesse in sicurezza per pazienti ed operatori. Per questo la ripartenza non potrà che essere graduale, prudente e continuamente modulata anche alla luce di quella che potrà essere l'evoluzione dell'epidemiologia nel corso della Fase 2 di prossimo avvio.
Dal 4 maggio ricomincia la parto-analgesia Il segno di un lento ma progressivo ritorno alla normalità può essere dato dalla notizia che dal 4 di maggio riprenderà l'attività di parto-analgesia, interrotta all'inizio della crisi in quanto era necessario che gli anestesisti fossero tutti occupati nella gestione del COVID19. L'attività riprende con modalità nuove che consentono di evitare per il momento gli incontri formativi per le future mamme interessate, sostituite da video-corsi. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito http://www.aou.mo.it/ostetricia_parto_analgesia   L'anestesista inoltre sarà disponibile per fornire delucidazioni (telefono 059 4225312 il lunedì, mercoledì e venerdì dalle h 12 alle h 13).

 
Cristina Mussini
Cristina Mussini

Prof.ssa Cristina Mussini, Direttore Malattie Infettive

I buoni risultati che abbiamo ottenuto in termini clinici sono frutto del grande lavoro di tutta la rete sanitaria provinciale. Tutti i protocolli clinici sperimentali, infatti, sono stati utilizzati in tutti gli ospedali della provincia. Sono questi protocolli ci hanno consentito di raggiungere ottimi risultati anche sul fronte della riduzione della mortalità.
Cosa possiamo fare tutti nella fase 2 ? La prima cosa da gridare con forza è che non è vero che il virus è diventato più buono. Vediamo un numero di casi inferire perché il lockdown ha ridotto la circolazione del virus, ma il quadro clinico delle polmoniti da COVID19 che vediamo è lo stesso dell'inizio della crisi.     A costo di grandi sacrifici siamo riusciti a contenere il contagio, ma ora dobbiamo agire per non vanificare questi sforzi. Si tratta di un virus che ha grande capacità di trasmettersi, quindi dobbiamo usare le mascherine e mantenere le distanze. Attenzione: all'inizio avremo paura e sarà facile rispettare le regole, poi tenderemo a pensare che la crisi sia passata.
È in quel momento che non dovremo abbassare la guardia: il virus sta circolando e l'unica arma che abbiamo per fermarne la circolazione al momento è mantenere le distanze e utilizzare le mascherine.

 
Enrico Clini
Enrico Clini

Prof. Enrico Clini, Direttore Malattie Apparato Respiratorio

Stiamo assistendo a un netto miglioramento, gli ospedali hanno meno pressione e questo consente anche a come riattivare alcuni reparti nelle loro funzioni originarie, tra questi anche il nostro. Se questo è pur vero, occorre però ricordare che continueremo a confrontarci con la epidemia COVID-19, con la malattia da trattare in ospedale che rimarrà sullo sfondo. Il messaggio che mi sento di dare, quindi, è di assoluta cautela. Non è ipotizzabile che dal 4 maggio potremo tornare alla vita precedente . Al contrario, occorrerà proteggersi, rispettare il distanziamento sociale e seguire le regole per minimizzare la circolazione del virus, e per evitare di tornare a una fase difficile o addirittura critica.
D'altra parte, in questi mesi abbiamo imparato a curare meglio questa malattia, conosciamo meglio le sue caratteristiche e i fattori di rischio e questo ci consente di prevenire il ricovero in terapia intensiva. In conclusione, mentre tentiamo di tornare a una vita più normale, dobbiamo allo stesso tempo comprendere i rischi che rimangono e quindi le precauzioni da prendere.   Sul fronte delle sperimentazioni di farmaci potenzialmente efficaci che conduciamo in collaborazione con gli altri reparti coinvolti, per ora grosse novità non ce ne sono. In prospettiva, è segnalato come di possibile efficacia l'utilizzo delle cellule staminali mesenchimali per la loro attività anti-infiammatoria, sperimentato pochi giorni fa per la prima volta in Italia a Verona su un paziente gravissimo, tuttora vivente e i cui effetti andranno approfonditi in studi strutturati nei prossimi mesi.  
Sulla stampa si legge a più riprese di una possibile correlazione tra inquinamento e rischi collegati al COVID19. Una ricerca statunitense ha dimostrato che nelle zone che avevano un tasso di inquinamento più elevato di particolato sottile, era più alto il tasso di mortalità per causa di COVID-19 rispetto alla media. È una valutazione statistica iniziale di correlazione che andrà valutata e confermata dimostrata su un numero maggiore di dati che possano stabilire un eventuale nesso di causa-effetto o di concausalità.  
Altri ricercatori, cinesi ma anche italiani (Padova), hanno verificato che tra tutti i pazienti ricoverati per COVID19, è bassa la percentuale di fumatori o ex fumatori. Perché?  Alcuni studi hanno chiarito che ci sono relazioni tra il recettore polmonare della nicotina, quello che codifica per il recettore ACE2, e il legame con il virus. L'ipotesi di lavoro è che la nicotina, bloccando il recettore ACE2, potrebbe impedire al virus di entrare nelle cellule polmonari e di replicarsi. Rimangono tuttavia ipotesi da verificare, per quanto interessanti, al fine di potere dimostrare la potenziale efficacia di sostanze o farmaci che intervengono in questi meccanismi. 
Nonostante ciò, va ricordato che il fumo da sigaretta e quindi la nicotina, rappresenta una sostanza dannosa per l'organismo e quindi occorre smettere di fumare o non farlo, a prescindere da questi spunti di ricerca offerti dalla pandemia COVID19.

 
 
 
 
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