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Emergenza COVID19
 
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La Direzione interviene su alcune notizie pubblicate sulla stampa

La nostra attenzione è rivolta a risolvere i problemi, per il bene dei pazienti

Claudio Vagnini
Claudio Vagnini

In riferimento alla lettera pubblicata su alcuni quotidiani domenica 27 settembre, l'Azienda Ospedaliero - Universitaria di Modena ritiene necessario fornire alcune precisazioni al fine di ricondurre nella giusta cornice le esternazioni della signora Borelli e ad evitare che la cittadinanza possa nutrire dubbi sull'assistenza che viene garantita al Policlinico e all'Ospedale Civile.     
Cominciamo dall'utente che si è recato alla Farmacia del Policlinico che si trova all'ingresso 3 ed è dovuto uscire, come tutti, dall'ingresso 2.  Come è noto, le attuali normative relative al contenimento dell'epidemia COVID 19 prevedono l'obbligo di distinguere i percorsi di entrata e di uscita. Al Policlinico, quindi, è stato deciso di far entrare gli utenti dall'ingresso 1 e 3 e di farli uscire solo dall'ingresso 2 (da cui non è più possibile entrare). La decisione è motivata dal fatto che l'ingresso centrale ha la portineria che costituisce un punto informativo fondamentale, mentre all'ingresso 3 si trova proprio la Farmacia, motivo per cui è stato garantito un accesso diretto.  A questo proposito non è vero che non esiste un percorso diretto per la Farmacia. Dall'inizio dell'epidemia, in accordo con l'Azienda USL da cui dipende la distribuzione dei farmaci, l'accesso è garantito anche tramite prenotazione telefonica o via mail dei farmaci. Chi prenota può ritirare la sua terapia a uno sportello dedicato, senza file. Per chi, invece, desidera recarsi comunque agli sportelli oppure ha un'esigenza non prenotabile,  è disponibile il sistema Zero Code che tramite una APP prenota uno "slot" allo sportello in un orario specifico per attendere meno.  Esistono persone che non prenotano né si servono del sistema Zero Code, ma per propria esigenza o organizzazione  vengono direttamente allo sportello e fanno la fila. Come mission non è possibile rimandarli indietro, ma sono stati ampliati gli spazi di attesa. La distribuzione dei farmaci oncologici e ai pazienti in dimissione, invece, avviene direttamente nei reparti di competenza. È prevista comunque la possibilità per utenti con difficoltà di deambulazione di uscire dall'Ingresso 3. In tali casi gli addetti al check "interrompono" momentaneamente il flusso in ingresso per permettere l'uscita di utente e accompagnatore. Capiamo la preoccupazione dell'utente ma la scelta è motivata da un'analisi dei flussi e dello spazio a disposizione. Dall'ingresso 3, l'uscita dell'ingresso 2 si raggiunge tramite un percorso poco frequentato, che attraversa l'area degli Sportelli Polifunzionali che al momento non ricevono pubblico e dove quindi c'è un assembramento limitato.    
In riferimento alla rottura di uno degli acceleratori lineari, il Primus, in Radioterapia l'Azienda ha già espresso le proprie scuse agli utenti che si sono visti riprogrammare la prestazione ed è stato ribadito che questo spostamento non ha effetti sul risultato clinico della terapia . È utile ricordare che i fermi macchina possono essere improvvisi e non dare quindi la possibilità di avvertire in anticipo i pazienti . Lo spostamento di pazienti sulle altre apparecchiature non è sempre attuabile nell'immediato, in quanto tutti gli apparecchi di radioterapia lavorano a piano regime, come hanno fatto per altro anche durante il periodo di emergenza COVID-19. Nel caso di fermi protratti in ogni caso, le sedute che devono necessariamente essere effettuate per rispettare il piano terapeutico vengono eseguite sugli altri acceleratori, mentre nel caso sia possibile rimandare senza rischi per il paziente si recuperano i trattamenti appena risolto l'inconveniente tecnico. I fermi macchina purtroppo occorsi nel mese si sono verificati in 4 giornate ,di cui solo in due giorni non è stato possibile trattare alcun paziente sull'apparecchiatura .In altri due casi è stato possibile assicurare comunque il trattamento a più della metà dei pazienti prenotati. "In nessun caso - ribadisce il dottor Claudio Vagnini , Direttore Generale dell'AOU di Modena - si è mai rischiato di compromettere l'efficacia della cura, perché l'attenzione al rispetto di tempi e modalità di trattamento da parte del personale sanitario è altissima. Si rimandano quindi le sedute solo nel caso di patologie che non hanno alcun danno da una breve dilazione della radioterapia. È da irresponsabili instillare il dubbio che questo tipo di guasto abbia negato a qualcuno venga negata la giusta terapia".    
L'acceleratore Primus è l'apparecchiatura più datata e per questo motivo viene ad oggi utilizzata solo per permettere il maggior numero di posti disponibili per la cura dei pazienti della provincia. È prevista la graduale dismissione di tale macchina, ed è in programmazione nel piano investimenti l'acquisizione nel biennio 2021-2022 di un nuovo acceleratore. Giova ricordare, a questo proposito, che la Radioterapia Oncologica del Policlinico, diretta dal prof. Frank Lohr, grazie agli importanti investimenti in tecnologie può contare  su 5 acceleratori lineari (4 a Modena e 1 a Carpi)e serve l'intera provincia. Oggi, la Radioterapia Oncologica esegue circa 2000 trattamenti all'anno, e 200-300 prestazioni individuali al giorno. Anche per questi volumi di attività importanti risulta complesso ricollocare in tempo reale le prestazioni rinviate in caso si presenti un guasto.   
Nel triennio 2017-2018-2019, l'Azienda Ospedaliero - Universitaria ha acquistato in tecnologie biomediche € 8.000.000 con risorse proprie e fondi regionali, € 6.000.000 con donazioni oltre ad un impegno costante all'anno per aggiornamenti tecnologici di alcune grandi diagnostiche pari a 1.500.000 . Tra gli interventi più significativi si ricordano il nuovo acceleratore lineare, l'aggiornamento di altri due acceleratori, il rinnovo completo del sistema di elaborazione dei piani di trattamento di radioterapia, il rinnovo della CT-PET e gamma camera tutto al Policlinico oltre a risonanze magnetiche e delle TAC di Baggiovara e Policlinico e la nuova sala ibrida di Baggiovara.  
Chiudiamo col "caso" del paziente positivo in Medicina Interna.  Come è noto, secondo le indicazioni regionali e nazionali, l'accesso all'ospedale sia per il ricovero, sia per le prestazioni ambulatoriali, sia per visitare un congiunto, sottostà a regole rigide. Prima del ricovero viene effettuato un tampone, si sosta nell'area filtro e solo una volta ottenuta la negatività si viene ricoverati. Purtroppo, può accadere che il tampone sia negativo ma che il paziente abbia contratto la malattia. Questo avviene perché se la carica virale nella mucosa è bassa, il prelievo può non intercettarla, dando quindi un falso negativo. È più probabile che sia accaduto così per il paziente di Medicina Interna, piuttosto che inseguire una teoria più complessa e priva di elementi fondati di contagio intra-ospedaliero: i tamponi a sette giorni dal ricovero e in dimissione servono proprio a intercettare questi casi e attivare le misure di contenimento.  
"A differenza della firmataria della lettera, a noi non viene da sorridere - conclude il direttore generale Claudio Vagnini - quando in uno dei nostri ospedali si manifesta un problema. Ci attiviamo al contrario per risolverlo nel più breve tempo possibile, come è accaduto nei casi citati dalla lettera. Tutto è perfettibile, e le critiche costruttive sono sempre uno sprone a migliorarci, tenendo conto che la Sanità pubblica in questi mesi - grazie all'abnegazione e alle competenze di tutto il personale sociosanitario - ha retto e sta reggendo l'urto di una delle più gravi emergenze sanitarie della storia contemporanea".